Archive for the Category » Poesie e racconti brevi «

In viaggio… e racconto breve….

Lo so. Da tempo non aggiorno LA CASA, è vero. Questo è un periodo di transizione per me e cerco di viverlo nel miglior modo possibile, anche se non è nel mio carattere essere tranquilla, ma all’opposto sono una persona che rimugina, riflette, pondera, soffre in silenzio etc… Ammetto anche di essere una persona che tende a tenersi in disparte, soprattutto nel campo letterario. Non faccio parte di alcun forum, conosco pochissimi scrittori ma solo per scelta personale, la maggior parte di chi mi legge e sostiene è solo lettore e su questo ne ho ricavato in salute. Il fatto che ultimamente mi sia allontanata ancor di più dalla scrittura è venuto a mio vantaggio. Ho potuto pensare a lungo alle mie scelte, in un certo senso mi sono ossigenata il cervello, schiarita la mente, rispistinato i circuiti intellettivi. Ebbene ho trascorso una vacanza che quella di Fracchia è nulla a confronto, perchè c’avevamo la nuvola nera sopra la testa che ci ha seguito per ben sei giorni ininterrottamente, ma a parte questo devo a quel viaggio moltissimo. Visitare i castelli e le chiese gotiche del Sud Tirolo, credetemi, non ha eguali. Mi sono ritemprata lo spirito dall’immensa cultura, sono tornata piena di energia ed entusiasmo, non so dove verrà indirizzato, ma da qualche parte di sicuro finirà… forse ricomincerò a scrivere con più fiducia in me stessa e chi lo sa!

Nel frattempo una piccolissima soddisfazione l’ho ottenuta con un mio racconto breve che verrà pubblicato nell’Antologia scaturita dal concorso della Freaks Edizioni ‘I brevissimi’, è poca cosa, ma per me è qualcosa. Mera soddisfazione personale, non c’è altro dietro a una pubblicazione con altri 60 racconti pubblicati, eh? In particolar modo perchè ‘La signora dei cimiteri’ è un racconto molto particolare, cui l’idea mi era venuta in mente mentre andavo al cimitero ( cosa che faccio molto spesso) a trovare i miei amati suoceri. Ammetto che i cimiteri hanno il loro fascino, li considero luoghi di pace, non di morte. Non posso inserirlo nel blog per motivi di copyright, ma se vorrete leggerlo, ve lo invierò in privato, ovviamente solo a chi conosco bene e che viene spesso a leggermi nel blog!

Inserirò qui perciò una foto che ho fatto al misterioso Castello del Tirolo, ricco di fascino e anche di storia, un luogo che considero stranamente magico, o quanto meno pieno di presenze che si sono fatte immortalare nelle mie foto eheheh E dato che con la foto ci sta benissimo, posterò un racconto breve che avevo messo tempo addietro su Facebook, e che ad alcuni è piaciuto molto. E’ stato scritto due anni or sono, ora non scrivo più racconti da parecchio tempo. E’ una rivistazione del viaggio Dantesco che l’anima compie alla morte…

IN  VIAGGIO

Ogni errore è scolpito nella mia memoria che si perde nel tempo e nello spazio.

I Tormento

Camminava senza alcuna fretta. Strascicava i piedi ma non li scorgevo. Eppure udivo il debole fruscio del tessuto e l’attrito pesante sul terreno.

Si appoggiava faticosamente alla falce che tratteneva tra le mani, artigli che ghermivano.

Un predatore.

Io, la preda.

Il cappuccio nascondeva per metà il suo volto. Una luce sanguigna illuminava occhi scavati di un teschio scarnificato. Quando mi fissò, una immane forza risucchiò ogni mio pensiero.

Il mio io posseduto. Un burattino al quale venivano tirati i fili di un’illusoria esistenza.

La Morte digrignò denti anneriti dall’immortalità, la mascella scricchiolò producendo un rumore sordo. Secco.

Mi diede le spalle e procedette senza fermarsi. Avrei dovuto seguirla ma l’orrore mi sopraffece, e gridai a squarciagola. L’urlo rimbombò nelle cavità di quel luogo ameno, all’apparenza Infernale.

In effetti, non ne ero tanto sicura.

Il suono della mia voce, così reale e vivido, echeggiò disperdendosi. Una buia e lunga grotta dove l’oscurità del Nulla che divorava Tutto, penetrava come gelo nelle ossa. Era capace di far rabbrividire anche il cuore più impavido. Ma il mio non lo era.

La Morte si fermò.

Più in là, in un sogno senza tempo, intravidi una bara bianca soffocata dalla terra.

Agghiacciata dalla paura, mi paralizzai. Un sibilo acuto e doloroso scaturì dalla mia gola.

Fu in quell’istante che lo notai. Il cappio penzolava nel vuoto oscillando come una finta promessa di speranza.

Avrei trovato la liberazione dal dolore solamente infilandomelo al collo. Avrei potuto farla finita e decidere di sprecare la mia vita rifuggendo la sofferenza.

− Aiutami – la esortai, allungando la mia mano verso la sua. Gli artigli non afferrarono che il vuoto.

I suoi occhi come ombre di sangue. Nessuna risposta dal buio della Morte.

Nel suo sguardo vidi riflessa la mia anima arida, imprigionata in un disperato grido d’amore che s’infranse nel silenzio.

L’ignoto aprì un varco nel Nulla.

II Dolore

L’aria grigia e tetra era opprimente. Una fitta e densa nebbia che puzzava di uova marce. La grotta era scomparsa all’improvviso trascinando con sé la tenebra dove la Morte dimorava.

Cieca, raminga senza meta. Le mani protese in avanti nel timore di precipitare nel vuoto.

Calpestavo melma, i piedi affondavano nel fango. A ogni passo, udivo fievoli gemiti. A ogni lamento, molteplici passi che sprofondavano nel dolore al pari mio.

Mi trovavo nell’antro dell’espiazione dalla sofferenza, ma non ne ero così sicura.

I ricordi s’infransero come onde nel mare della vita.

Che avevo fatto?

La mia esistenza sprecata per ignavia e debolezza. La depressione mi aveva lusingata. Pensai di aver vinto. Mi ero fidata e l’avevo lasciata fare. Chiunque avesse tentato di destarmi da quel terribile patimento non fu abbastanza veloce da riuscire a salvarmi.

Non volevo essere salvata.

M’insegnarono che il libero arbitrio era necessario per comportarmi con coscienza. Ma la follia e l’egoismo sconvolsero il mio equilibrio e fui incapace di domandare aiuto.

A chi mi amava e a Dio.

I rimorsi come schegge di vetro che coprirono di sangue le mani. Erano ferite difficilmente guaribili.

Dovrò scontare per l’eternità le conseguenze dei miei sbagli.

Fino a che la Consapevolezza non mi richiamerà all’ordine.

III Purificazione

Dove mi trovavo nulla era misurabile, eppure mantenevo un vago ricordo della temporaneità della vita.

Ero convinta fossero trascorsi lunghi secoli. La lunga, dolorosa, attesa mi avrebbe ricompensato di quel che avevo perduto?

Immaginavo la mia amata, azzurra, Terra mutare, trasformarsi, germogliare e fiorire nella sua assoluta bellezza che da viva non ammiravo quasi mai, così presa da me stessa e la mia caducità. Non potevo esserne partecipe.

Struggenti ricordi mi resero quasi agonizzante.

Il motivo per cui la mia esistenza fu un inferno sulla terra mi annientò.

Avendo conosciuto il vero luogo in cui dimorano le anime peccatrici, non mi sarei mai permessa di violare la sacralità dell’essere umano.

I doni mi si offersero a piene mani, ma non potevo goderne nell’oscurità in cui mi trovavo.

Piansi.

Capii quanto la mia sciocca vacuità fosse stata l’artefice della mia rovina.

In quella consapevolezza mi accorsi di quanto avessi provocato sofferenza in chi mi amava.

− Mi dispiace − esordii in un lamento senza fine.

E la Vera Luce si presentò.

IV Il Ritorno

Quel che accadde in seguito non riesco a rammentarlo.

Fare il bagno nella Luce della Vita è un’esperienza inimmaginabile, salvifica, che annulla la memoria storica.

Il motivo per cui un’anima in pena come la mia abbia avuto questo privilegio, forse ha a che vedere coi secoli trascorsi a mia insaputa, che mi hanno permesso di comprendere quanto sia stata stupida a gettare via la vita. Di tutto ciò, non potevo che trarne insegnamento.

Tuttavia, ora, la mente è confusa.

È un bozzolo. Una tabula rasa, pronta a essere di nuovo riscritta.

Del lungo, periglioso, viaggio intrapreso per raggiungere piena coscienza del mio io, non rimangono che sfocati frammenti.

Invece, vorrei spiegare quanto sia meraviglioso e gratificante essere ritornata.

Ma è impossibile descrivere uno stato d’animo simile.

Si può solo immaginare.

È come essere sopravvissuti a una terribile catastrofe.

Solo vivendo il dolore, la sofferenza e la paura si riesce a comprendere il vero significato dell’esistenza.

Questa è la ferrea legge Universale.

Non c’è Tenebra che Luce non conosca.

Ho sconfitto la Morte e posso amare di nuovo la Vita.

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Che c’è dietro… e il mio racconto ‘ Un bell’incontro’!

Era da giorni che pensavo a un’argomento, che forse non sarà così interessante se non agli addetti ai lavori, come gli scrittori ad esempio, anche se non ne sono del tutto sicura. Innanzitutto, dovevo sincerarmi che il blog funzionasse bene, dati gli ultimi trascorsi, prima di scrivere un altro post e poi vedermelo cancellare, sigh!

Non preoccupatevi, va tutto OK col blog e anzi… siete tornati più numerosi che mai, robe dell’altro mondo, GRAZIE!

Che vorrò mai dire con quel Che c’è dietro? Vi siete mai domandati leggendo un racconto o un romanzo che cosa ha mai portato lo scrittore a scriverlo? Sembra una domanda quasi retorica oppure anche ingenua, meglio ancora una domanda del piffero, però quando leggo questo è il primo pensiero che mi passa per la mente. Quale sarà stata la scintilla scoccata nella fervida mente dell’autore per scrivere tal racconto o tal romanzo, e per scriverlo così bene? E’ naturale che mi riferisco a ciò che mi è piaciuto, la stessa domanda potrebbe valere al contrario però la formulerei così: ma dove cavolo ha trovato l’idea, non poteva risparmiarsela? Con tutto il rispetto per l’autore, se una cosa non mi piace, forse potrebbe anche prescindere dalla trama e vertere sullo stile.

Va da sè che questo quesito me lo pongo spesso, ma nelle recensioni non ne sento mai far cenno. Quando leggo qualcosa di  buono,  la fantasia galoppa in lidi lontani e mi scervello per trovare una soluzione all’enigma: Come ha fatto? Forse potrei rispondere, parlando di quel che c’è dietro alle mie opere. Anche se magari non gliene fregherà a nessuno! Ci provo.

Innanzitutto io amo l’originalità. Se ne leggono in giro di romanzi/ racconti belli e brutti, se ne leggono di cotte e di crude. Non sono avvezza ai racconti, nè a scriverli, nè a comprenderli, ma forse il motivo sta nel fatto che trovo molto difficile scrivere un racconto originale, più che un romanzo originale. Un racconto ti dà meno spazio di manovra, ti costringe a essere succinto, soprattutto se si è ingabbiati all’interno di determinati caratteri, come quelli imposti dai concorsi. Non ho più certi problemi, dal momento in cui concorsi non ne faccio quasi più… dico quasi… solo se ritengo che il gioco ne valga la candela. Nella maggior parte dei casi, non vale quasi mai, ma a volte vale!

Ad esempio: il mio racconto ‘Il cuore del deserto’ nell’antologia terzo volume, Un sogno dentro un sogno, I SOGNATORI.( sarà difficile che scriva ancora racconti così simbolici, a prescindere che piaccia o meno. Questo racconto è come si suol dire: BUONA LA PRIMA)

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ALTER EGO… un romanzo in sospeso…

Di solito non tendo a parlare delle mie creature, quelle vere, quelle che poi vorrei inviare a una casa editrice, qui sul blog. Mettiamo che si tratta di scaramanzia e anche di evitare determinati esseri che, senza ritegno, passano e copiano quel che uno scrive, perchè non hanno altro di buono da fare nella vita che non essere cretini… Beh, non essendo una scrittrice famosissima, ma solo una che scrive per passione e che un giorno vorrebbe riuscire a pubblicare con una casa seria e onesta la sua seconda fatica, non mi aspetto che siano tutti lì a fregarmi le idee, per altro le mie idee sono così contorte che si incarterebbero anche i copioni senza volerlo. Vi ricordo che qui vige la Creative Commons, quindi OCIO a copiare, potreste pentirvene amaramente!

Oggi vorrei sottoporre alla Vs attenzione l’inizio del mio romanzo mezzo fantascientifico, mezzo giallo, mezzo rosa e mezzo tutto, che s’intitola ALTER EGO, per il quale sto sudando le fatidiche sette camicie proprio perchè l’ho incominciato ben due anni fa… e essendo arrivata quasi alla fine, è rimasto in sospeso… attendendo un ultimo sforzo della sottoscritta, una idea, un lampo di genio, per poter essere completato. I miei personaggi sono ancora lì, poverini, che mi aspettano, dopo aver sofferto molto, perchè trattasi di un romanzo piuttosto strano e anche forte e drammatico nel suo genere e forse anche singolare… Questo romanzo è nato da un sogno, un VERO SOGNO che ho fatto! Da lì la mia idea si è sviluppata e dopo molte, moltissime revisioni e cambiamenti, sembrava aver preso la giusta via, quella che mi ha portato dopo quasi 270 pagine, verso la tanto agognata fine, ma poi sono sorti altri fattori e la storia si è complicata, i miei personaggi si sono ribellati e non ne vogliono sapere di dare una fine scontata al loro romanzo. Sti screanzati! Dopo un po’ di tempo nel quale non ho potuto ritornare da loro( faccio meno fatica a scrivere un chick-lit che un romanzo come questo), alla fine mi sono decisa di andarli a trovare e dopo l’ennesima revisione sono arrivata per l’ennesima volta a un punto fermo… Dire che questo romanzo mi sta facendo impazzire e che tra tutti è il più difficile, ma il più amato da me, è un eufemismo. Io amo le complicazioni, come ho imparato ad amare i personaggi che mi hanno accompagnato fin quasi alla fine, lasciando magari qualcuno per strada… eh sì, a volte anche i migliori se ne vanno e ultimamente tendo a non dare un happy end alle mie storie. Dopotutto non si tratta di romanzo rosa, o chick-lit.

Bene, dopo questo ‘panegirico’, che dice tutto e niente, ho deciso che metterò la parte iniziale del romanzo, che apre la storia, anche se in maniera incomprensibile… e l’ho detto che è complicato! Buona lettura… spero!

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ALTER EGO

“I sogni sono cristalli di verità in controluce”


SOGNO

Buio.

La notte aprì a ventaglio il suo nero manto incombendo sulla mia incoscienza.  Il sogno prese il sopravvento.

Mi feci trasportare in mondi sconosciuti, abbandonandomi senza ritrosie.

Mi trovai in una casa dall’aspetto curiosamente familiare. Era calda e accogliente come un grembo materno. Una profonda pace mi pervase, mi sentivo rassicurata, protetta in un caldo liquido amniotico. Udii sussurrare:

Cassandra. Cassandra…

Era una voce gradevole, dal timbro maschile, roca e potente. Risvegliò in me inspiegabili sensazioni sopite nel tempo. Avrei voluto comprendere, ma non ci riuscii, mi sforzai eppure fu impossibile. La voce scomparve all’improvviso.

Così, delusa, mi abbandonai ad altri suoni; colsi in lontananza un soave concerto d’archi, la cui melodia evocò l’armonia dell’incedere dell’universo. Echi di suoni antichi come la vita. Mi sciolsi dalla rigidità dell’essere umano, entrai in me stessa, a contatto con la luce che contraddistingueva la mia anima.

Vieni con noi…

Lo stupore si tramutò in gioia. Svelai i confini del mio Io, valicai le valli oscure costruite dalla ragione e mi librai nella luminosità di un mondo che solo occhi adatti potevano osservare. Occhi che credevano nell’aldilà.

Li vidi. Mi sorrisero. Piccoli esseri luminosi danzavano vorticando intorno a me.

Mi spiegarono che quella era una notte unica. Magica. La Loro Notte Speciale. Dove il velo tra gli umani e gli esseri invisibili s’innalzava, permettendone il contatto solo tramite il sogno. Il mio cuore si abbandonò al ritmo della loro felicità. Viva come mai prima d’allora. Si alzarono in volo e mi esortarono a seguirli. La paura nell’abbandonarmi fu tale da offuscare per un attimo la mia anima eterea. Se ne accorsero e mi presero per mano. Volai come un uccello e insieme con loro, festeggiando la notte più magica dell’anno, risi e cantai. Assaporai la libertà.

Le sensazioni erano intense, profonde, desiderai viverle senza permettere alla ragione di varcare il limite dell’incoscienza, richiamandomi all’ordine.

Trascorsero minuti?, ore?, immersa in quel bozzolo di serenità interiore.

Esseri di Luce mi riportarono in terra e poi, trasmettendo sensazioni di pace e amore, mi lasciarono lì a osservarli. Stavano festeggiando la gioia della vita. Ero felice perché parte di loro, non mi avevano ancora abbandonato. Quell’ultimo, fulmineo, pensiero mi serrò il cuore in una morsa così lo accantonai all’istante, soffocando la paura.

Desolazione, solitudine, angoscia, mi attanagliarono l’animo all’improvviso costringendomi a respirare profondamente. Chiusi gli occhi, cercando di scacciare l’oscurità che tentava di oltrepassare il confine periglioso dell’innocenza e della spensieratezza di quel luogo fatato.

Andatevene via, urlai con rabbia contro minacciose, impalpabili, oscure presenze.

Il sogno cambiò.

Cassandra.

Eccola… di nuovo quella voce…

Il mio nome in un sussurro roco che vibrò le corde del mio cuore e lo accese di melodia. ARMONIA. La parola più appropriata che giunse alla mia mente. Ero estasiata.

Cassandra. Ti ho trovata.

Lui mi stava cercando. Perché? Lo stupore diventò curiosità e poi frenesia.

Non ebbi il coraggio di voltarmi. Immobile. Scacciai la paura che tutto fosse una finzione. Non volevo svegliarmi, ma restare incosciente. In balia di una follia.

Mi sentii avvolgere in un corpo caldo. Non vidi il suo volto, era dietro di me. Un surrogato dello stesso fatato sogno? Un desiderio represso nel cuore da molto tempo? La vicinanza con quel corpo solido e forte, a contatto con il mio, docile e arrendevole, mi sconvolse.

Il suo respiro caldo e vivo sulla nuca. Un lieve profumo di muschio mi stuzzicò le narici. Mi accorsi che non serviva parlare tra noi. Comunicavamo con il cuore. Mi sentii pervadere da un’ondata di sconfinato, immenso, amore. Dolce, ma struggente, sofferto, ma colmo di perfezione. Impossibile da descrivere. Un legame che trascendeva la realtà, un amore che non avevo mai vissuto.

Mi voltai. I miei occhi si allargarono dallo stupore, affascinati. Per un attimo, conscia della poca stima di me stessa, mi sorpresi della mia fantasia. Ma lui era reale. E anche molto familiare. Un nome sfiorò la mia mente… Ma volò via e lo dimenticai.

Toccai le sue forti mani, che mi accarezzarono. Aveva singolari occhi nocciola, screziati di verde. Mi ricordarono le cangianti sfumature delle foglie autunnali. Alto, così alto che sembrava spiccare il volo nel cielo azzurro. La sua imponenza, la sua grazia, la sua magia mi trascinarono in mondi lontani a me sconosciuti.

Incrociò il mio sguardo. M’incatenò a sé.

Nessuno mi ha mai guardata così, pensai. Nessuno? Nei sei sicura? Ancora una volta quel pensiero mi sfiorò e poi volò lontano…

All’improvviso i suoi occhi si fecero lucidi, quasi stesse per piangere. Volevo alleviargli la pena e dirgli che ero lì solamente per lui. Quel forte legame che c’era fra di noi stava superando le barriere del tempo e fluttuando nello spazio, come un corpo solido indistruttibile.

Ti ho trovata, mi disse, la voce rotta dall’emozione, una dolce nenia che cullava il mio cuore facendomi amare la vita.

Era la fine della mia ricerca.

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L’Angelo Caduto – Racconto

Lo sanno anche i muri che non scrivo più come un tempo. E che sottopongo Voi, poveri lettori, alle mie estenuanti riflessioni!! La mia scrittura si è evoluta in maniera totale. Ho ripulito il mio modo di scrivere, tentando di renderlo poco ricco, più asciutto, intenso e pregno di significato. Forse anche più maturo, strutturato, meno infantile, più elegante… A seconda del romanzo che scrivo, però. Va da sè che se scrivo un romanzo ironico non potrò permettermi un linguaggio troppo elegante, bensì più colloquiale e moderno… Insomma dipende sempre dai generi. L’importante secondo me è stabilire un equilibrio e sapersi destreggiare nel migliore dei modi. Sono però sempre nella mia fase di sperimentazione, quindi chissà come scriverò tra qualche anno? Bah.  Qualcuno mi ha fatto notare però che il modo in cui scrivevo un tempo non era poi così malaccio. Lascio sempre ai lettori giudicare se io scriva bene oppure no… Sinceramente come ho già detto non mi rivedo più, però ci sono alcuni racconti che sono stati un passaggio importante della mia evoluzione, sia nei temi che nello stile.

Questo che mi accingo a postare lo è per il tema affrontato. Sembra una fiaba d’amore dai risvolti spirituali e religiosi, ma in sè ha racchiuso un significato molto profondo. La domanda che vi rivolgo è: Credete negli ANGELI?

BUONA LETTURA, non è breve, ma nemmeno così lungo, lo si legge fluentemente, abbiate fede!

L’ANGELO CADUTO

Di notte ti sogno. Di giorno ti penso. Desidero stare con te, tenerti per mano, passeggiare nel parco a piedi nudi e correre sul prato liberi e felici. Poi, stenderci al sole per riposare, mano nella mano osservando le nuvole, che vagano errabonde nel cielo azzurro. Serenità, calma, tranquillità le nostre sensazioni. Immagino di ringraziarti per ciò che sai trasmettermi, per la felicità che sai donarmi, invece, rimango in silenzio e ti guardo sorridendo. Tu, chiudi gli occhi e trattieni il fiato mentre avvicino le mie labbra alle tue e ti do un bacio leggero, come ali di farfalla. Li riapri e provo la netta sensazione che questo istante di pura felicità non mi potrà mai essere rubato da nessuno…

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OCCHI- racconto pubblicato nell’Antologia ‘Nella pelle’ di Perrone Editore.

PREMESSA: Voglio festeggiare la notevole affluenza di visite al mio blog ringraziando tutti coloro che sostano nella mia amatissima CASA TRA I MONDI con commenti, visite e le numerose mail. Per altro se andate su google e lo cercate, lo troverete in prima posizione. Un vero traguardo, per un blog partito in sordina e che si è meritato, senza essermi fatta pubblicità tra bloggers, ammirazione e i complimenti! Vuol dire che non scrivo cavolate! GRAZIE A TUTTI!

Sto traslocando i racconti che avevo nel mio sito, poichè a breve, quel sito diventerà statico e sarà solo una vetrina di presentazione mia e delle mie opere. Non trasporterò tutto, perchè ci sono racconti che non mi piacciono più, essendo stati scritti molto tempo fa, con una tecnica di scrittura che non mi appartiene. Non vedo più me stessa in quel che scrivevo…

OCCHI, pubblicato nel 2008, è ermetico. Asciutto. Emozioni dosate col contagocce, ma che trasportano il lettore in medias res, nella storia. E’ molto breve, quasi una pennellata di emozioni. Il mio stile, però, si è evoluto ulteriormente, sono sempre in fase di sperimentazione, così evito di fossilizzarmi. Chissà dove andrò a finire, mah!

BUONA LETTURA!


OCCHI


La tazzina di caffè cadde in terra. Mi abbassai per raccogliere i cocci, mi tagliai.

Sangue rosso, denso, gocciolò dal palmo, imbrattandomi la camicia bianca.

La mia vista s’annebbiò.

Prontamente, lui afferrò la mano ferita e premette con le labbra sul taglio. Appoggiò la mia testa sulla sua spalla.

Profumo di uomo, virile, solleticò maliziosamente le mie narici.

Imbarazzata. Eccitata. Tentai di ritrarmi, non ci riuscii.

Gemetti. Il dolore cessò. Morbide labbra. Il calore della sua bocca. Fremetti.

Dolci, invadenti, dolorosi, ricordi.

Alzai lo sguardo. Occhi negli occhi. Un contatto intimo, confidenziale, il mio cuore martellò impazzito.

Rabbrividii. Di piacere, di paura.

Mi sentii sporca dentro, il languore prevalse. La ferita era nel cuore e nell’anima.

La rabbia fu tale da scostarmi dalla sua provocante spalla e rubargli la mia mano, prendere un fazzoletto e tamponarmi il sangue.

Occhi, insondabili, fissi su di me.

—Fa male?—  che rispondergli? Sì mi fa male al cuore?

Scesi dallo sgabello del bar. Volevo andarmene, fuggire da lì, da lui, dalla mia inutile, complicata, impossibile, assurda vita. Mi trattenne, riprese la mano e ne baciò il palmo. Tremai. Emanava un calore intenso, l’odore conturbante del piacere mi avvolse.

Occhi neri come la notte. Occhi intensi che vogliono risposte. Occhi che soffrono ma non mollano.

—Scusami!­— esclamò.

Vivevo nelle tenebre. Sprofondata nel baratro senza intravvederne la luce. Mi aveva spezzato il cuore o io il suo?

Mi feci coraggio.

Lo guardai e, meravigliata, vi lessi la verità.

Occhi limpidi, occhi profondi, occhi audaci, occhi ardenti.

E desiderio. Intenso, vibrante, desiderio. E amore, dolce, amato amore.

Feci la mia scelta. Di vita. Scelsi di raggiungere il suo cuore, perdonando il mio.

—Fa l’amore con me!- esordii senza incespicare nelle parole. Decisa. Risoluta. Le gote in fiamme.

Il sorriso aleggiò tra le sue labbra.

Occhi luminosi riflessi nei miei.

—Sì- mi sussurrò all’orecchio.

Afferrò gentilmente la mano ferita. Ci alzammo. Uscimmo.

Occhi negli occhi, felici, forse…

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