È da un po’ di tempo che voglio scrivere questo post, purtroppo, sono presa da molteplici impegni piuttosto gravosi e mi rimane ben poco per scrivere.
Innanzitutto, mi sono accorta che avere un sito internet, una vetrina dove poter esprimere concretamente la mia più grande passione, è un buon biglietto da visita. Infatti recentemente mi è capitato di essere contattata dalla redattrice, per altro molto gentile, di una importante Rivista. Perciò mi sono detta che, se una redattrice di una Rivista è approdata tramite ricerca al mio sito, facendomi i complimenti, allora lo potrebbe pure fare un editore, no? Mai dire di mai alla Santa provvidenza, io sono fiduciosa, chissà…
Il mio sito http://www.emanuelacapovilla.it/ non solamente è approdo per i lettori, ma anche per molti scrittori che mi inviano mail e mi domandano consigli e aiuti. Mi sento sempre piuttosto responsabile di ciò che dico loro, primo perché vorrei far capire che ‘scrivere’ deve essere prima di tutto una passione, poi in secondo luogo, forse e con molti ‘se’ un possibile lavoro. Quindi per chiarezza e correttezza, mi piacerebbe che lo scrittore capisse a che cosa va incontro quando incomincia la tortuosa e complicata ricerca di case editrici per il suo romanzo. Mi sono sempre stupita della mancanza di organizzazione di uno scrittore con un romanzo in mano. Vorrebbe tutto e subito e magari non sa quanto altro lavoro ci sia da fare in quel romanzo che lui è convinto sia perfetto. Dirò sempre fino alla nausea che bisogna leggersi e rileggersi non per cento, ma duecento, trecento volte prima di essere certi che il proprio lavoro sia ben scritto e perciò valutabile. Forse lo scrittore non crede che se c’è anche un minimo di errori di battitura, altrimenti detto refuso, e di grammatica, l’editore potrebbe cestinare la propria fatica. Se un lavoro è pieno di refusi o di errori grammaticali, lo scrittore non è in pieno possesso dei rudimenti della scrittura stessa. Mi è capitato che una scrittrice mi dicesse: strano ho sempre pensato sia meglio il contenuto che la forma. Dico, sì è vero, ma se quel contenuto, molto buono è scritto in un pessimo italiano, anche l’editore più onesto e sincero scarterà l’opera stessa. Con questo non voglio dire che lo scrittore non sia bravo a scrivere, ma semplicemente che molte volte chi scrive è così acerbo che ha bisogno di un aiuto per essere sostenuto. Correggere uno scritto non è cosa da poco, l’ho fatto pure io e gratis e posso dire che l’impegno è grande e complicato. Perciò se non si hanno problemi di pecunia, potete anche cercare bravi agenti, che vi aiuteranno a limare la vostra creatura e a trovarvi, se possibile la casa editrice che fa al caso vostro. Altrimenti, affidatevi agli amici, magari che sappiano molto bene la grammatica Italiana, gente che ami leggere che possa darvi consigli sulla vostra storia e anche sul modo in cui è stata scritta. Poi, se volete entrare nel mondo editoriale e conoscere altra gente come voi, si può sempre far parte dei forum di scrittori emergenti. Ce ne sono molti in giro e testando con mano pure io alcuni di questi, mi sono accorta che c’è molto da imparare e da assimilare. Infatti recentemente ho scoperto che facevo enormi errori di punteggiatura. Sì, ebbene lo scrittore deve stare attento anche a come si presenta il romanzo. La forma è anticamera del contenuto, ne fa parte e quindi deve essere considerata allo stesso modo. Io conosco solo una casa editrice che valuta TUTTI i lavori degli esordienti, con una scheda di valutazione, e gratis e quella è I SOGNATORI. Ora anche in quel caso ci sono diversi modi in cui loro agiscono e vi rimando al link della casa editrice nei miei blogroll.
Come vedete ci sono tanti passaggi da considerare. Tutti importanti. Non è facile, e chi ha fretta difficilmente ascolterà chi come me, ha trascorso tanto tempo nel perfezionare ogni tipo di tecnica. Insomma non si ha un background così fitto se prima non si lavora faticosamente su ciò che si vuole realmente ottenere. A esempio a me piace molto leggere i lavori degli esordienti, ma mi è capitato anche che lo stesso scrittore temesse che leggendolo, rubassi chissà che cosa. No, per piacere, non cadete nel ridicolo. È bello misurarsi, leggersi, imparare gli uni dagli altri senza prevaricare, criticarsi con cognizione di causa, mai con cattiveria o ferocia ( purtroppo ho visto scrittori che dilaniavano i lavori di altri scrittori per il solo gusto di rompere le palle e basta). Mi è capitato ultimamente un bel lavoro tra le mani, un bel thriller, che però doveva essere riveduto e corretto. La cosa che ho detto all’autrice era che doveva prenderlo in mano lei e lavorarci su con serietà. Insomma non si può pretendere che un lavoro scritto alla bell’e meglio possa essere pubblicabile. Un lavoro deve essere scritto alla perfezione, riveduto, corretto, criticato prima dall’autore stesso. Poi deve passare sotto l’attenta supervisione di lettori fidati, o di un editor e infine può essere inviato alle case editrici.
Non è semplice, anzi il contrario e a volte viene a noia tremenda, ma pensate al risultato e tutto filerà liscio come l’olio. Abbiate pazienza, non fretta. E tanta umiltà non siate vanitosi, non porta a nulla pensare di essere i migliori. Dopotutto, non è detto che, se voi pensate che il vostro romanzo sia bellissimo, l’editore la pensi allo stesso modo. Quindi abituatevi ai rifiuti. Ma se rincorrete un sogno, non fermatevi mai…
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