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Magia del Natale…BUONE FESTE!

Dolce sognare

D’inverni e Natali insieme

Dolce ricordare

La neve sulle alte valli…

Sogno

Una coltre bianca e candida,

e alberi che a stento faticano a trattenere la neve sui rami,

sogno

Il freddo pungente,

il tuo sguardo sorridente

Il mio cuore innamorato

L’incanto di un bacio rubato.

Sogno

Un albero colorato e luminoso

Un sorriso radioso

In una notte stellata

E una stella cometa illuminare

Una mangiatoia…

Questa nascita

Porterà la gioia!

Magia del Natale

Scintillanti scampanellii

Colorati ma auspicati addii…

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Tra fitness e facebook…

Oggi volevo parlare di ben due argomenti, che non hanno nulla in comune se non che entrambi iniziano con la F! Ma dato che in questi ultimi giorni la sottoscritta ha a che fare con entrambi, pensavo che fosse divertente dire la mia con lo spirito che mi contraddistingue! Sì, già e che spirito!

FITNESS: Mai sentito parlare di bilancia wii-fit? Chi ha osato dire No? Ma dove vivete, scusatemi, su Marte? Ogni giorno la bella mora di paperissima sprint, quella brasisliana, con due tette gonfie come due palloni, introduce, questa meraviglia della natura, non la brasiliana ma la bilancia, con un posizione yoga  chiamata L’ALBERO che vi dirò non è per nulla facile, ci vogliono i polpacci forti di Luca della Robbia e un equilibrio da funamboli!!! Però la bilancia in sè è una invenzione senz’altro positiva devo ammettere. Chi è stato il genio che gli dò un bacio in bocca? Magari è il nipote di Einstein, non scherzo eh? Innanzitutto secondo me la bilancia wii è un ottimo strumento per allenarsi da soli in casa. Io odio le palestre, odio il fitness in generale ed essendo stata nei miei anni infanzia-adoloscenza un’atleta agonista di pattinaggio artistico a rotelle, ne avevo fin sopra i capelli di sport e affini. Però, se il mio fisico mi avesse permesso a quarant’anni suonati di poter consumare qualsiasi cibo, anche quello ipercalorico senza sputarlo fuori sui miei fianchi e la pancia o le tette, forse, non avrei dovuto ricorrere a metodi così estremi. La palestra era OUT( odio la puzza di sudore e di piedi), ogni altro sport era OUT( avevo già provato dopo il pattinaggio in ordine crescente: tennis, aerobica, danza jazz, palestra pesi, mi mancava solo la danza del ventre e il pugilato!), ma con la bilancia wii-fit, posso starmene comodamente in casa, vestita come una cenciosa senza che nessuno mi veda e potermi allenare nei più disparati esercizi per bruciare grassi, migliorare la postura, tonificare i muscoli e the last but not the least DIMAGRIRE! Complice un marito che si era incollato al divano con le braccia conserte e lo sguardo da piovra pur di vedermi incazzare come una iena inferocita dinanzi al video nel quale quella bilancina così carina, mi poneva di fronte alla realtà più tragica che mai potesse accadermi: Ahi ahi ahi sei in leggero sovrappeso, devi dimagrire …….eh? Che cazzo succede? Da quando in qua peso così? Ma se i pantaloni di dieci anni fa mi vanno ancora bene! Ma chi ti credi di essere eh? Che ne sai della mia vita, tu brutta bilancia? Nel frattempo mio marito, se la rideva sotto i baffi, eh sì lui pesa quasi quanto me. Ma ci rendiamo conto? Da quando in qua gli uomini devono essere magri e senza un filo di grasso e le donne povere disgraziate devono essere cicciottelle? Beh, vabbè io amo Bridget Jones, sono una sua seguace, che me frega a me!

Però lo ammetto, dinanzi alla bilancia mi sono sentita una merda di fronte alla evidente realtà della mia morbidezza però poi mi sono anche detta che sììììì era meglio allenarsi per vedere se sono ancora in grado di fare ciò che da giovane facevo con disinvoltura. Il risultato? Con un terribile male ai muscoli e cinque giorni d’inferno, la bilancia mi dice che sì sono bravissima, ma alla prova del nove mi cazzia dicendomi che non ho perso nemmeno un etto. Ma vaffanculo eh? Che ne sai tu dei sacrifici che faccio? Beh quasi nessuno perchè mangio come prima, ma mangio pochissimo io…che ne sa la bilancia che mangio poco? Ma vaffanculo. Così ho deciso di perdonare la sua poca educazione e continuare ad allenarmi badando bene a non pesarmi ogni giorno. Che dire? Sto meglio, anche se il male ai muscoli rimane e poi io sono una che non si risparmia, faccio mezzora ogni giorno. Mezzora di ginnastica al giorno per una che prima non faceva una minchia, ma stava seduta al pc a scrivere è davvero una cosa GRANDISSIMA. La bilancia dovrebbe darmi un bonus omaggio e mi dovrebbe far dimagrire lei di un chilo come minimo. Un po’ di clemenza in questo mondo degenerato sarebbe d’uopo, giusto? Ma figurati se mi premia così, invece mi aumenta gli esercizi da fare, sta stronza! Perciò in definitiva devo dire che sì è molto positiva la bilancia wii-fit ma per carità non pesatevi tutti i giorni eh?

FACEBOOK: Ah tutti ormai sono iscritti a facebook! Facebook che? Dissi a una mia amica che mi aveva invitata tramite mail a iscrivermi. Che palle però, io ho il mio sito, il blog, i miei romanzi da finire e pure facebook? Notai che vi era la possibilità di ritrovare persone che conoscevi tanto tempo prima. Dopo un rapido calcolo, pensai che non me ne fregava na mazza di ritrovare nè i miei compagni di scuola, anzi le mie compagne, nè quelle dell’università. No, no e poi NO! Era ovvio che eravamo tutte cambiate da quando eravamo adolescenti foruncolose in preda a tempeste ormonali del tipo io amo Simon le Bon e lo voglio sposare. La storia di Simon le Bon era la mia però…

Però che dire? Alla fine mi sono iscritta lo stesso. Sarò scema eh? All’inizio la trovai una vera minchiata, del tipo che non ci capivo nulla e mi sembrava di stare dentro a un tritacarne pieno di richieste, animaletti da baciare, taggamenti di foto e via discorrendo, ma poi sono riuscita a farne un uso abbastanza buono. Innanzitutto mi sono fatta pubblicità…il che non è poco, del tipo che linkando i vari post del blog o i vari racconti del sito vedevo un riscontro…anche se in fondo ognuno poi è interessato solo ai suoi cazzi e gliene frega poco che l’amico di un tempo abbia costruito con enorme fatica e sudore qualcosa per cui valga la pena di farci un giro invece che menare il camperlaia scrivendo sullo status in terza persona alla domanda? Che fai in questo momento? Oggi pensa oppure oggi lavora ma non ha voglia, uff! Scusate ma a chi gliene frega di quel che fate voi in terza persona???????? E poi, non è da matti, parlare di sè in terza persona? Infatti io proprio non ci riesco e scrivo oggi sono a casa e non sto facendo una emerita….. Ovviamente io sono sempre positiva e fortunatamente non ho bisogno di facebook per far sì che il mio sito e il mio blog vadano alla grande, perchè vanno alla grande da soli. Beh, che c’è? Non posso gongolarmi un pochino? Non lo faccio mai, ma però ogni tanto ci vuole. La cosa che più mi fa ridere di facebook è i gruppi che vengono creati, del tipo IO Sì CHE TI AGGIUNGO COME AMICO, MA CHI MINCHIA SEI?, oppure ADDOTTAMI E SARò TUO e facsimili! Ma dico io, ma sta gente non ha altro da fare che creare gruppi del genere? Dire che sono dementi e demenziali è dire poco. Però, anche questo è il bello di facebook, perchè alla fine mi diverto pure io anche se non mi iscriverò mai a gruppi simili. Invece ce ne sono di gruppi intelligenti e anche molto utili, anche se quelli inutili sono di più, c’è anche IL GRUPPO INUTILE nel quale è inutile iscriversi perchè appunto è inutile quindi perchè iscriversi???

Oddio quante cazzate che si vedono nel web a volte ce ne sono così tante che mi domando perchè ci sto anche io sul web a guardare quelle cazzate! Non lo saprò mai…

Dicevo, che l’unica cosa positiva di facebook è l’aver ritrovato dopo ben 25 anni che non li vedevo i miei ex compagni di pattinaggio. CARRAMBA CHE SORPRESA. Un periodo fondamentale della mia esistenza che ha forgiato non solo la mia resistenza fisica e mi ha fatto venire due gambe da lottatore di sumo ma anche mi ha aiutato a capire che cosa voleva dire la disciplina, il che è fondamentale per la crescita. Ma dato che io a quella età ero terribile, con la T maiuscola, peggio di un maschio e mi piaceva terribilmente giocare, quel che ricordo in quel periodo non sono poi tanto le trasferte in giro per l’Italia, gli allenamenti duri e faticosi, le ore che perdevo di studio e quelle che mi vedevo perennemente in pista a pattinare, ma il fatto di essermi divertita come mai nella mia vita. Un punto quindi, anzi direi un bonus al pattinaggio artistico a rotelle fatto dai quattro ai sedici anni, gli anni migliori per formarsi. Quindi nemmeno fossi stata la Carrà e meglio della De Filippi, sono riuscita a riunire alcuni dei miei amici di pattinaggio e ci siamo trovati dopo ben 25 anni che non ci si vedeva. Che dire? Sono stata super felice, solo che mi sono domandata una cosa? Come capperi hanno fatto a mantenersi così in forma in tutti questi anni, e IO NO?

Alla mia bilancia wii-fit l’ardua sentenza….

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Cara mamma…

Ultimamente ho poco tempo da dedicare a questo blog. Sinceramente, preferisco scrivere quando ho cose importanti da dire invece di scrivere cavolate! In effetti la vena creativa appare rinata e cerco di continuare la stesura del mio sesto romanzo che è quasi ultimato con mia somma gioia. Un romanzo ben diverso come impronta dai miei precedenti, forse un po’ più leggero, ma così mi sento in questo periodo e quindi voglio tentare di scrivere qualcosa di ironico, anche se velatamente malinconico.

In questo Diario di Bordo, oggi volevo postare un raccontino molto breve che mi è stato ispirato da una sofferenza realmente vissuta. Finalmente, l’anno bisesto sta per finire e se anche non potrò mai dimenticare il dolore della perdita, credo che andare avanti sia d’obbligo, con forza d’animo e positività!

A tutti voi buona lettura!

CARA MAMMA

Lento, cammino in silenzio nel regno dei morti. Lapidi disposte in fila, allineate come soldatini sul terreno. Lo scalpiccio delle mie scarpe sulla ghiaia disturba la loro quiete. Il sole risplende alto nel cielo, quasi voglia illuminare un luogo dove l’oscurità è padrona. Eppure, stranamente, qui si respira pace.

Mi guardo intorno e ingoio le lacrime, pronte a scendere.

Croci. Tante croci.

E ricordi, tristi ricordi, mia cara mamma…

Stavo arrivando da te.

Avevo parcheggiato la macchina nelle vicinanze dell’ospedale. Volevo fare quattro passi. Camminare mi aiutava a pensare. A non annegare nelle lacrime. A essere più tranquillo, almeno in apparenza, quando ti avrei visto.
Cinque minuti.
Aspettami, ti prego, pensai implorante.
Il cielo. Era così terso. Limpido. L’aria era fresca ma la Primavera era tutt’intorno a me. Sbocciava, fioriva, rallegrava, apriva il cuore.

Il profumo dei tigli colpiva le narici. Cara mamma, i glicini erano esplosi. Il tuo giardino un trionfo di viola, il tuo colore preferito. Mi sembrava di vederti mentre esclamavi la tua gioia nell’osservarli, con tutto l’amore che dedicavi al giardinaggio. E alle risate quando ti sentivo parlare con loro. Se le ami loro ti ricambieranno, mi dicevi sempre, rimproverando il mio sarcasmo.

Sì, tutte queste cose sarebbero rimaste per sempre in me. Ti conoscevo bene come me stesso. Il tuo ventre mi aveva protetto per nove lunghi mesi, mi aveva custodito, sfamato, amato. Mi avevi dato la vita, l’atto d’amore più grande!
Eppure, il tuo spirito indomito e forte non era riuscito a contrastare la malattia che lentamente piegava il tuo corpo. All’improvviso ebbe la meglio. Ti stava divorando.

Tu soffrivi e il mondo non si fermava.

Quel maledetto.

Al di fuori della tua asettica stanza d’ospedale, tutto procedeva. E scorreva. Passava e scompariva, senza lasciare traccia. Ecco che cos’era il mondo. Incostante, sfuggente, ordinario, violento. Nero. Non biasimarmi se l’ho sempre pensata così.
Tu mi volevi forte.

Mentre camminavo, pensavo che tutto era cambiato. Comprendevo molte più cose della mia maturità. Accettavo anche la sofferenza perché sapevo che faceva parte della vita.
Pensai a Gesù e alla sua Via Crucis.

Aveva portato con sé il peso di tutti i peccati dell’uomo. Dell’umanità che se ne era fregata di tutto e di tutti, e anche di Lui Stesso, crocifiggendolo.
Beh, di sicuro non sono Gesù ma quella era la mia personale via crucis. Portavo sulle spalle il dolore del tuo dolore, la pena di averti visto mutare nel tempo e di non aver potuto far nulla per evitarlo.
La sofferenza ti aveva plasmata. Trasfigurata. Abbattuta.
Tu, quercia dai rami alti, vigorosi e possenti.

Conoscevo la tua forza d’animo. Comprendevo la tua voglia di proteggermi anche quando potevo benissimo farlo da solo. Ti ho sfidata, a volte anche deludendoti, ma eri sempre stata presente per me. Non mi abbandonavi mai. Per contraccambiare il tuo amore, volevo soffrire al posto tuo. Purtroppo, la vita segue il proprio corso e Dio aveva i suoi progetti, che a me in quel momento erano incomprensibili.

Camminavo. Le gambe pesanti. Mi pesava vederti così.

Giunsi all’ospedale.

Un ammasso di cemento. Di corpi malati. Straziati. Un luogo dove la vita e la negazione della vita camminano insieme a braccetto.

Perdonami, cara mamma. So che tu vedresti il buono ovunque, anche dove in realtà non esiste, non è vero? Abbi pazienza, io soffrivo nel vederti lì.

Odiavo quel posto. Era così lugubre e triste e asettico. Lo odiavo e basta. Eppure per amore tentavo di sopportare, se non altro perché tu rendevi speciale quel luogo triste con la tua positiva presenza.
Entrai nella tua stanza. Dotata di tutto. Ma aveva poco di confortevole. L’odore di medicine, di urina, di tutto ciò che non era sano mi disgustava. Avrei voluto prenderti e portarti via.
Ti osservai. Quel letto era diventato la tua prigione. Non ti saresti più alzata da lì e, dopo un po’ di tempo, non avresti riconosciuto neppure me, tuo figlio.
Ringrazio Dio che all’epoca non hai saputo di papà, cara mamma.
Addolorato nel vederti così, se ne andò all’improvviso lasciando un enorme vuoto nella mia vita. Nemmeno un addio. Eppure, capii che niente lo avrebbe trattenuto qui, se tu non ci fossi più stata. Sapevo che ti attendeva alle porte del Paradiso, quasi volesse fare per l’ennesima volta il gentiluomo. Sono certo tu sia rimasta sorpresa nel trovarlo lì ad aspettarti, non è vero?
Mi sedetti sulla sedia in attesa che ti svegliassi.
Ti guardai. Serena, il volto disteso, la pelle liscia e delicata. Respiravi a fatica.
Poi hai aperto gli occhi. Ti ho sorriso, anche se la tristezza mi lacerava.
−Ciao mamma. Chi sono, mi riconosci?
Biascicasti qualcosa, sforzandoti, e i tuoi occhi si riempirono di lacrime. Strinsi forte la tua mano. Non piangere mamma.
−Sono Mauro mamma, sto bene, va tutto bene!

Sembravi tranquilla, rilassata, le lacrime sparite. Alzasti gli occhi su di me, tentando disperatamente di parlarmi. Mi avvicinai, sussurravi.

−Ho sognato gli angeli. Tanti bellissimi angeli-, non dovevo, non potevo piangere. Deglutii a fatica, mi feci forza.

Tentavi di sorridere. I tuoi occhi fissi, senza espressione, ma io vedevo al di là di essi. Sì volevi sorridermi.

…Mamma chiuse gli occhi:
−Ora cara mamma vado, ma tornerò−, le sussurrai dolcemente sfiorandole la fronte con un bacio.

Ma lei non mi sentiva.
Non mi sentiva più.

Sono in cimitero, come ogni domenica da quando mi avete lasciato. Sto arrivando da te, cara mamma. Sai, il tuo giardino è ancora rigoglioso, le tue piante fioriscono perché le hai accudite con amore. Lo fanno solo per te. Oggi, ti ho portato i glicini che ami tanto.

Lentamente, camminando in silenzio, ti raggiungo.

Alzo lo sguardo e vi scorgo. Ora tu e papà siete vicini. Insieme. Come nella vita, così nella morte.

Il buio ha oscurato a lungo la mia esistenza senza di voi. Il vuoto nel cuore è e rimarrà incolmabile, mi sono accorto che tutto ciò che voi mi avete insegnato è ciò che sono. L’amore vive oltre lo spazio e il tempo. L’amore è eterno.

La morte dunque, come mi dicevi tu, cara mamma, è solo un lento passaggio.

Inevitabile.

Se ora non ho più paura, lo devo solo a te.

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