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Segnalazione Concorso letterario: Premio Città di Barletta

Piccolo preambolo della chiacchierona qui presente. Non sono avvezza a partecipare ai Concorsi, almeno non più. Secondo me, sono un po’ come il cane che si morde la coda e da ciò che posso constatare leggendo i vari forum, tanti ancora sono convinti che segnalarli nel curriculum letterario sia preponderante ai fini di una bella figura dinanzi le case editrici. In effetti non è così, ma ovviamente ognuno la può pensare come vuole. Se uno vuol partecipare, allora lo deve fare solamente per divertirsi, per misurarsi, per testare la propria capacità letteraria. Se leggete la segnalazione al Concorso de I Sognatori, magari potrete dire che sono in contraddizione. No, affatto. Secondo me i concorsi sono una palestra, niente di più. Ce ne sono di validi, come quello de I Sognatori, e si contano sulla punta delle dita. Indi per cui, se ivi segnalo un concorso, lo faccio con cognizione di causa, proprio perchè mi sembra interessante e utile per giovani scrittori esordienti alle prime armi e non.

Navigando nel forum delle ragazze del Writer’s Dream, ne ho in effetti trovato uno piuttosto interessante. E’ indetto da La Penna Blu , una piccola casa editrice che pubblica genere fantasy e fantascienza, senza contributo. Il premio è a tema. Si richiede un racconto interamente ambientato nello spettacolare scenario di un castello, seppur di qualsiasi genere. Adoro i castelli e questo è uno dei motivi per cui mi attira questo concorso. Vi sono anche dei premi niente male e per di più i primi dieci classificati verranno pubblicati in un’antologia. Ci sarà pure, come ogni Premio serio, la cerimonia di premiazione nella splendida cornice del castello Svevo di Barletta. Il racconto deve essere inviato esclusivamente via mail ( il che non è male) e per quanto io sia estremamente contraria al pagamento, qui si parla di soli 12 euro ( l’equivalente di un romanzo tascabile), quindi una cifra abbordabile per chiunque. Che altro aggiungere? Leggete il regolamento al link e visionerete tutto di persona. In bocca al lupo! Regolamento concorso

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ACHTUNG, AVVERTENZE ai poveri di idee che copiano e incollano!

Prima, navigando su facebook, mi è capitato di leggere un bellissimo discorso postato da una tale, una che non so da quale buco provenga( dagli abissi dell’imbecillità di sicuro), che con maestria tra virgolette, ha preso un post di questo blog, quello riguardo ai Concorsi e lo ha copiato di sana pianta. Dunque, vorrei evitare di incaxxarmi oltre perchè proprio non ne ho più la voglia, ho altre cose a cui pensare che non a una massa di inetti che mi copiano perchè sono senza cervello. TUTTO QUELLO CHE TROVATE QUI è proprietà della sottoscritta, c’è un bel copyright che vi obbliga a non fare i furbi e copiare le mie idee per poi postarle sui vostri blog o facebook o che! Io gli occhi li ho in ogni dove, posso vedere tutto tramite gli ottimi e potenti strumenti di cui sono a disposizione. Per di più, trovo così assurdo copiare pensieri appartenenti a altre persone che l’unica cosa a cui posso immaginare sia che ci sia penuria di materia grigia! Il livello di incaxxatura è altissimo!

In fede, Emanuela Capovilla Drago( alias la iena che tutti conoscono)

PS: cara S.F. so chi sei, e ti ho anche letto, ma scusami tanto… saresti una SCRITTRICE? Brava, brava continua così, se copi e incolli le mie idee per farti bella agli altri, sono certa che tu di scrittura ne sai meno di un bambino alle elementari! Chissà, magari lo hai fatto anche coi miei racconti. Impara a non copiare, a usare la tua testa, ammesso che tu ce l’abbia, e se proprio vuoi scrivere abbi la decenza di utilizzare la tua fantasia e non rubare le idee degli altri e se passi per di qui e so che lo fai, pensa bene a quel che ti ho detto. Poi hai anche il coraggio di inviarmi la richiesta da facebook! Brava doppiamente brava, anzi direi vergognati va!

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Letture…letture…letture…

Innanzitutto incomincio con ringraziare l’autrice di Noi due come un romanzo, Paola Calvetti, che con poche parole mi ha reso felice. Che una scrittrice così importante e conosciuta, sia entrata nel mio blog e mi abbia ringraziato per aver parlato in maniera semplice del suo romanzo, per me vuol dire moltissimo. Sono sorprese che mi allietano di quel che compio in questo piccolo spazio. Picole cose, ma fondamentali. Sono le piccole cose che rendono felici. Anzi, non appena terminerò le letture che mi attendono, ne leggerò altri di suoi. Promesso.

Prima di parlare dei tre romanzi che ho letto ultimamente, dopo quello della Calvetti, volevo dare una spiegazione del motivo per cui non sono una alla quale piace recensire e che, quando parlo dei romanzi, ne dò una mia personale interpretazione, seppur semplicistica a dir si voglia. Recensire significa criticare, in positivo e negativo un romanzo, possedendo però tutti i parametri per poterlo fare. Non sono un critico, ma solo una lettrice e anche nel mio piccolo scrittrice. Vi spiego come considero i romanzi che leggo. Quando ho tra le mani un libro, divengo una dilatazione di questo. I contorni della storia sfumano, si ampliano, si dilatano e mi inglobano in essa, cosicchè io divento un tutt’uno con essa, con i suoi personaggi e anche con chi l’ha inventata. Ecco che, nel qual caso un romanzo non mi piaccia, preferisco astenermi dal criticare, peggio ancora così ferocemente come mi capita di leggere in giro nei blog( sta cosa mi fa incavolare e non vado mai più in tali siti). Primo: so benissimo come ci si sente quando si scrive, so benissimo come ci si sente quando si viene criticati( badate bene: criticare va bene, ma in questo caso, chi sono io per farlo?). Due: non mi trovo in un livello superiore, non devo insegnare nulla, perciò mi astengo( magari dirò, non mi piace e basta!, senza dilungarmi in offese gratuite). Per quel che mi riguarda, per me i romanzi sono fondamentali dal momento in cui la loro storia, il modo in cui è stata scritta e quel che può trasmettermi, mi possono essere d’aiuto. Se, invece, questo non accade, lascio tutto così com’è e nel mio blog non ne parlo. Mi spiego ulteriormente. Altra immagine: considero i romanzi che voglio leggere come tanti miei ospiti a cena. Ci troviamo in una tavola tutti insieme. Ognuno di loro, ogni autore ha il proprio romanzo tra le mani, mi sorride e me lo dona con gioia, speranzoso che quel che leggerò sarà di mio gradimento. Per uno scrittore far sì che il proprio romanzo possa TRASMETTERE, INSEGNARE, AIUTARE, PIACERE, FAR DIVERTIRE etc… è fondamentale. Il romanzo è appendice dell’autore. E’ dolorosa l’attesa di un giudizio finale. Ancora più sofferto è il momento in cui l’autore si accorgerà che al lettore la storia non ha trasmesso ciò che lo scrittore si era prefissato. Direi che è abbastanza difficile sapere che si sbaglia, per quanto sia importantissimo sapere di poter migliorare. M’immagino tutto questo, m’immagino di non avere l’autorità di poter dire a quell’autore che il suo romanzo non mi piace. Mi esulo dal farlo, non per vigliaccheria, ma per comprensione…Ecco perchè mai e poi mai parlerò dei romanzi che non mi piacciono nel mio blog. Fate vobis, pensatela come volete. Non ho nulla da insegnare, nemmeno a uno scrittore esordiente. Figuriamoci a uno scrittore affermato( va da sè che non leggo la spazzatura).

Perciò, dopo questo mio sproloquiare, eccomi qui con le mie ultime letture.

I romanzi della Hamilton li prendo proprio per quel che sono. Romanzi senza molte pretese. Per altro questo genere è piuttosto strano, non mi piace scriverlo, e lo trovo solamente un diversivo senza alcuna velleità di poter carpire chissà quale tecnica letteraria. Secondo me sono migliori quelli su Anita Blake, qui ci trovo un po’ troppa carne al fuoco. Quel che mi sorprende della Hamilton è la fantasia, senza ombra di dubbio. Una fantasia assai sfrenata. Quel che invece mi sorprende di me stessa è che, se ci fossero i tascabili dei prossimi di Merry Gentry, li prenderei. Sono pazza! Però, quando ho un periodo difficoltoso, li trovo perfetti per deviare la mente dalle fatiche. Beh, non siamo tutti uguali e io dico sempre di avere una vena di pazzia in fondo in fondo…

Ed eccomi qua con il seguito di Anita Blake. A dir la verità, come ho già detto precedentemente, la Hamilton la prendo per quel che è. Insomma, se uno è abituato a leggere Goethe o i grandi classici o letture alte e mi legge la serie su Anita Blake, è ovvio quel che potrebbe dire a riguardo, no? Per altro, sono piuttosto horror come romanzi e la sottoscritta in genere non sopporta tali letture. Va da sè che, quando ho incominciato a leggerli qualcuno deve avermi dato un colpo in testa! Alla fine ho trovato l’orrorifico gusto di leggerli, anzi di divorarli. Non che sia molto fiera di ciò, ma per quanto non riesca a digerire i vampiri, quando sono disgustosi, trovo che i romanzi di Anita Blake sono piuttosto intriganti. Quest’ultimo poi…terribile, pieno di azione. Non facevo in tempo a respirare e già mi ammazzavano qualcun’altro. La trovata della chiave esoterica finale mi ha fatto storcere il naso,ma ho fatto buon viso a cattivo gioco…Che dire? Alla prossima? Sì dai, ormai che ci sono dentro, non posso esimermi. Lettura poco seria e diversiva.

Purtroppo sono abbonata a Euroclub. A volte però è una fortuna. L’ultima volta che ci sono andata, sono uscita con sei romanzi e ne ho pagati solamente due. Uno spasso. A volte certe spese ritemprano il mio spirito di lettrice. La libreria si riempie, ma tra un po’, me ne arriverà un’altra ben più grande e per la sottoscritta è come vincere alla lotteria. Le piccole cose mi rendono felice. In effetti, Madeleine Wickham mi ha sorpresa. I romanzi che La Kinsella ha scritto quando non era Sophie Kinsella, ma la semplice Madeleine di sicuro non avevano il mordente dei fortunatissimi e spassosissimi I Love Shopping e anche degli altri. Diciamo che come Kinsella ha cambiato radicalmente, si è inglobata all’interno di un genere, come il chick lit, che piace molto e diciamo che è sicuro, mentre prima come Madeleine era molto più seria, più satirica, meno divertente…però forse sembrava più se stessa. La Signora dei Funerali non mi è dispiaciuto affatto. Una storia incredibile, molto nera, non gialla, ma piuttosto grottesca, con personaggi piuttosto pedanti, antipatici, stupidi, tristi, deboli, ribelli, truffatori, ma mai positivi del tutto. Forse è questo che mi è piaciuto di questa storia high british. In effetti, poi, vi è stato un cambiamento percettibile in tali personaggi. Un cambiamento avvenuto proprio per opera della pessima protagonista. Come se la stessa desse la parte migliore di sè agli altri e lei rimanesse tale. Non mi è dispiaciuto, forse solo il finale, troppo scontato. In definitiva, se questa è stata la prima opera della Kinsella esordiente, diciamo che in questa ho scovato tutti i parametri di quel che sarebbe poi diventata. Ovviamente preferisco di molto la Kinsella!!!

Bene, ora sono su Andrea Vitali in Dopo lunga e penosa malattia e devo dire che mi sta stupendo. Alla prossima!

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