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Barbara Wood

Barbara Wood non è molto conosciuta, eppure le sue sono storie intense che trascinano abilmente il lettore sino alla fine.

E’ da parecchio tempo che non leggo un libro nuovo di questa autrice bravissima. Scoperta anni addietro, la considero una scrittrice in grado di dosare l’elemento suspence ad una storia molto avvincente.

Il suo primo libro che ho letto è stato LA PROFETESSA, e mi era piaciuto talmente tanto da rileggerlo altre volte, cosa per me inusuale, dato che purtroppo alla memoria, ricordo perfettamente tutti i libri letti anche a distanza di tempo ::)! Senza il benchè minimo dubbio, il suo romanzo è precursore di quel filone lanciato da Dan Brown con IL CODICE DA VINCI. Anzi, secondo me LA PROFETESSA non ha nulla da invidiare al romanzo di Brown, leggere per credere. Sarete fortunati se lo troverete in libreria.
LA PROFETESSA è un thriller archeo-esoterico appassionante e d’azione.

Riassunto de La Profetessa: Tra le sabbie infuocate del deserto del Sinai, Catherine Alexander, una giovane archeologa americana, scopre nel Pozzo di miriam, il leggendario pozzo dove morì, imprigionata, la profetessa biblica sorella di mosè, sei antichi papiri, in cui sembra custodito il segreto della storia del mondo e delle religioni. Il materiale è scottante e può avere risvolti imprevedibili per l’intera umanità. Poteri occulti, istituzioni internazionali e governi complottano per impadronirsi dei preziosi rotoli, ma Catherine è disposta a giocarsi tutto, anche la vita stessa, pur di salvarli e soprattutto quando si tratta di ritrovare il settimo, ultimo e prezioso papiro…
Avvincente, appassionante, ricco di colpi di scena, e di suspence, l’ho letto d’un fiato. La figura di Michael poi, è molto emblematica e misteriosa e resa alla perfezione!

Barbara Wood nasce in inghilterra nel 1947 da un emigrante polacco e da un’inglese. Nel 1954 la famiglia si trasferisce in America. Studia all’università della California a Santa Barbara e si specializza come infermiera di chirurgia platica. Vive in California con il marito, due cani e un gatto.
E’ autrice di ben 19 romanzi, ma in Italia ne ho visti molti di meno , tutti di grande successo e tradotti in 30 lingue con oltre dieci milioni di copie. In Germania è stata nominata Autrice dell’anno!

Bibliografia: ho letto tutti i suoi libri pubblicati in Italia e mi sono piaciuti  moltissimo. Sono tutti diversi gli uni dagli altri, alcuni hanno un impronta thriller, altri invece sono veri e propri romanzi d’amore, scritti meravigliosamente.

La profetessa
L’anello dello straniero
Terra Sacra
Verde Città nel sole
Il tempo dei sogni
Momenti d’amore
Tre vite, un amore

Anche Verde città nel sole è molto bello, ambientato in Kenia, dove si snodano le vite di una famiglia e di vari personaggi lungo il corso degli anni…BELLISSIMO!
Il tempo dei sogni, è completamente ambientato in Australia e non può che essermi piaciuto, dato che adoro quella magnifica terra e per più ragioni !
Buona lettura con i libri della WOOD, consigliati e ai quali do’ un bel 10 pieno!

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Mary Shelley: Frankestein

Mi sono accorta che questo post, che scrissi l’anno scorso era confinato all’interno dei Generi letterari, insieme con altri autori che ho letto. Dato che la Shelley e il suo Frankestein è in assoluto il mio romanzo preferito, frutto di studi nei miei trascorsi di studentessa di Lingue, credo sia d’obbligo che ne risalti l’importanza mettendola nella categoria de LA CASA TRA I MONDI.

Mary Shelley: Frankestein

C’è un libro che che ho amato in modo particolare e che considero il più bello in senso letterario. Per me è al primo posto su TUTTI!
FRANKESTEIN di MARY SHELLEY fin dai tempi dell’università mi aveva colpita profondamente. In esso ancora oggi trovo l’eco di un dolore riflesso di una vita triste e dolorosa. Ho amato Frankestein, l’ho amato perchè nel suo essere mostro nascondeva un animo puro e colmo d’amore verso colui che lo aveva generato, a riprova del fatto che l’apparenza inganna e fermarsi in superficie può essere il più delle volte ingannevole…

La genesi

Mary Godwin trascorse gran parte dell’estate del 1816 a Chapuis, in Svizzera. Nella comitiva con la quale era in viaggio c’era sua sorella Claire Clermont, nata dalla prima moglie del padre, il marito Percy Shelley e George Gordon Byron, per l’occasione accompagnato da John Polidori, il suo psicologo. Byron affittò per l’occasione Villa Diodati, situata sulle rive del lago di Ginevra, un luogo suggestivo e incantevole che nel 1600 aveva ispirato John Milton, l’autore del ‘Paradiso perduto’. La stessa Mary, dopo il soggiorno sul lago, considerò che questa fosse una zona consacrata all’ispirazione artistica.
Il 16 giugno il tempo si trasformò lentamente da una bella e radiante giornata di sole ad un tardo pomeriggio tempestoso. Una pioggia torrenziale e degli impressionanti squarci di tuoni si abbatterono sulla regione. Quella sera a causa della tempesta Mary e Percy non riuscirono a tornare a Chapuis, dove avevano affittato la loro casa, e così si fermarono a dormire a Villa Diodati. Mentre erano tutti insieme incominciarono uno per uno a leggere ad alta voce una raccolta di storie tedesche di fantasmi intitolata ‘The fantasmagoriana’. In una di queste storie un gruppo di viaggiatori raccontava agli altri le proprie esperienze soprannaturali o vicine all’incredibile, e questo ispirò George Byron a sfidare il gruppo a scrivere una propria storia che riguardasse dei fantasmi.
Shelley scrisse qualcosa che abbandonò qualche giorno dopo, Byron compose il racconto ‘Un frammento’, John Polidori incominciò ‘Il Vampiro’, che si può considerare il primo racconto del genere e di cui molti sostengono che il personaggio principale, Lord Ruthven, sia ispirato alo stesso Byron. Mary invece trovò l’ispirazione giusta e non smise più di scrivere.
Durante il pomeriggio successivo, quando la comitiva si ritrovò insieme di nuovo, Byron recitò ‘Christabel’, la poesia di Coleridge, e Shelley immedesimandosi nella storia immaginò che Mary sarebbe potuta essere la criminale protagonista del poema. Shelley uscì dalla villa ed improvvisò una sceneggiata. Un episodio che rimase impresso nella giovane e che contribuì a costruire quel senso di colpa che avrebbe poi trasfigurato nel racconto che stava scrivendo. Nei giorni successivi Mary non riuscì ad impostare la storia come realmente voleva, nonostante tutto non si arrese e continuò a cercare una soluzione, mentre ormai gli altri avevano abbandonato l’idea per concentrarsi su altri progetti.
Il 22 giugno Byron e Shelley andarono a fare un giro in barca sul lago di Ginevra. La sera prima, mentre erano tutti insieme, avevano parlato de
‘L’Allemagne’ di Madame De Stael, ‘del principio della vita che potrebbe essere scoperto e degli scienziati che avrebbero potuto galvanizzare un corpo umano ricostruito’. Quella sera Mary quando andò a dormire ebbe uno strano sogno: ‘Vidi uno studente pallido inginocchiato dietro alla cosa che aveva costruito. Vidi il fantasma orribile di un uomo che si allungava mentre alcuni potenti macchinari si stavano muovendo. All’improvviso la cosa dette segni di vita, e lo studente spaventato corse via mentre quella cosa aveva già aperto gli occhi ed era già riuscita ad alzarsi e a camminare con le sue gambe’. La mattina successiva Mary comprese che aveva trovato la linea guida della sua storia e scrisse la parte iniziale del quarto capitolo: ‘It was on a dreary night in November…’.
(
MIA NOTA: questo sogno di MARY mi fa davvero pensare, perchè mi capita di sovente fare sogni che poi mi aiutano nella creazione del romanzo, come una mano invisibile che illumina il cammino quando ho problemi nel continuare… Che sia per questo che questa donna mi attira così tanto?)

Il romanzo venne completato nel maggio del 1817 e sarà pubblicato il primo gennaio 1818.
Gran parte dell’ambientazione del romanzo ha come sfondo il versante francese del Monte Bianco, nella Valle di Chamonix, e attorno il lago di Ginevra. Mary inizia a comporre difatti il Frankenstein tre settimane dopo il soggiorno a Chamonix, situata in Savoia sulle Alpi Francesi. Qui, fra il 22 e il 27 luglio 1816, insieme a Percy Shelley, compose il poema ‘Il Monte Bianco’. (unica opera realizzata col marito) La lirica ricompone in un’unica scena una serie di esperienze in realtà distribuite in almeno cinque giorni, e in luoghi differenti, il che non impedisce che nel testo sia iscritta una progressione essenzialmente analoga a quella della seconda lettera a Thomas Love Peacock, (22-25 luglio) amico di entrambi, da “un sentimento di estatica meraviglia, non lontano dalla follia” (p.1062 ‘Shelley, Opere’, Einaudi), alla sublime e turbata contemplazione del ghiacciaio, al senso di una vita propria della montagna, disumana e ostile (“Si potrebbe credere che il Monte Bianco sia un essere vivente e che il sangue congelato scorre senza posa lentamente attraverso le sue vene di pietra”, p.1067). Il paesaggio ‘invita’ a una mostruosa antropomorfizzazione, sembra chiedere di essere popolato di forme aliene o divinità primordiali

: significativamente di lì a qualche settimana, Mary inscenerà proprio sulla Mer de Glace (in una pagina fitta d’aggiunte e correzioni del marito) il primo incontro fra Frankenstein e la sua creatura; e Shelley stesso, due anni più tardi, distinguerà sul ghiacciaio la forma incatenata del Prometeo, e collocherà nelle viscere della montagna il regno di Demogorgone.

Le fonti letterarie

Nel romanzo Mary Godwin trasferì l’esperienze vissute quell’estate ma anche le conoscenze che aveva assimilato studiando e leggendo, in particolare dalle ‘Metamorfosi’ di Ovidio e dal ‘Paradiso Perduto’ di Milton. A tal proposito si ritiene che Mary G.Shelley studiò Ovidio dall’aprile al maggio del 1815. Il maggior elemento che ritroviamo dell’autore latino è la presentazione della leggenda di Prometeo, che si riscontra da subito nel sottotitolo dell’opera: ‘Frankestein o il Prometeo Moderno’. E la creazione del mostro è simile ad un passaggio di Ovidio: ‘Whether with particles of heav’nly fire, The God of Nature did his soul inspire; Or earth, but new divided from the sky, And, pliant, still retain’d th’ethereal energy; Which wise Prometheus temper’d into paste, And, mix’t with living streams, the godlike image cast… From such rude principles our form began; And earth was metamorphos’d into man’. Il titolo dell’opera, che non era ancora stato deciso dall’autrice, venne scelto dagli editori Lackington, Hughes, Harding, Mavor & Jones che la pubblicarono nel 1818 in tre volumi in forma anonima, riprendendo il nome dello scienziato protagonista del romanzo.

Una mia personale analisi e riflessione sul romanzo( forse anche banale!)

FRANKENSTEIN è l’opera più famosa della Shelley, o almeno, si ricorda l’autrice con questo romanzo che precorre il genere FANTASCIENTIFICO! In effetti sebbene venga considerato come romanzo GOTICO, ove la storia possiede elementi piuttosto oscuri e inquietanti, il romanzo ha di per sè lasciato una traccia per chi più tardi nel ’900 si cimenterà in un genere nuovo; un genere nel quale la scienza sia in grado di superare i confini e le barriere che nella realtà la delimitano, (anche se la razionalità e la logica non potranno mai conoscere l’intero Universo), per esplorare, sperimentare e andare oltre il limite della ragione stessa. Quindi la SCIENZA sconfina nella FANTASIA!
In effetti la modernità della Shelley e il fatto che Frankenstein sia a tutt’ora il mostro più conosciuto della storia dei mostri, sta proprio in questo. Lei ha aperto per così dire i battenti, ha inaugurato un genere che solo una mentalità più aperta poteva esplorare senza considerarlo troppo immaginario e perciò fasullo e impossibile. Preconcetti che a quei tempi erano preponderanti!
A parte questo, che è risaputo credo, vorrei puntualizzare ciò che mi ha segnato profondamente di questo romanzo.

La consapevolezza del Dottor Frankenstein di voler atteggiarsi a Dio, pur sapendo che dare la vita a un abominio non necessariamente significava che tale abominio potesse anche possedere un’anima nera e perduta. Era troppo orribile, brutto, deforme, DIVERSO, per poter essere umano e perciò anche BUONO, quindi dopo averlo creato, ha voluto disconoscerlo, disfarsene. La povera CREATURA( nel romanzo viene identificata così, nessun nome, perchè non ne è degno!) abbandonata dal padre, sul quale lui riversa tutto l’amore della sua anima PURA, sentendosi rifiutato e trovando ostilità e disgusto da parte di tutti( quindi il ribrezzo del DIVERSO che non è accettato dalla società ma rifiutato) diventa per colpa altrui un vero e proprio mostro, uccidendo per VENDETTA. Nessuno gli ha insegnato che cosa è giusto e che cosa non lo è, quindi non conosce la differenza tra IL BENE E IL MALE! Solo il padre avrebbe potuto insegnarglielo, il suo rifiuto invece diventa per la CREATURA sentimento di rivalsa contro chi l’ha creato.
Potrei ritrovare la stessa analogia in Dottor Jekill e Mr Hide di Stevenson, altro romanzo che mi è piaciuto molto: il voler attraversare i limiti umani, atteggiandosi a Dio, ha portato un mite e buon dottore alla propria distruzione.
Entrambi sono famosi dottori, entrambi possiedono conoscenze che potrebbero cambiare definitivamente il mondo, entrambi le usano per se stessi, questa avida sete di conoscenza diventa perciò strumento di distruzione.
Il messaggio che balza all’occhio di chi legge è: DIO è unico, è lui che ci ha creato. L’uomo invece deve attenersi a delle regole ben precise, non deve superare i limiti concessogli dallo stesso Dio, mai oltraggiare la natura stessa, mai ergersi a giudice supremo, perchè la distruzione è l’unica via di uscita a tali eccessi.
Forse Mary Shelley vedeva se stessa in quel mostro. Sono certa che il suo dolore fosse nel considerarsi poco degna di dare vita ad una creatura e poi di vederla crescere…questa è solamente una mia congettura!
Viene perciò spontaneo parteggiare per il mostro, sentirsi realmente partecipi del suo dolore, del suo abbandono, della sua tristezza, del suo amore per il padre, mai corrisposto.
Non può che terminare così, con la creatura che si ribella al padre, e che in fin dei conti non voleva altro che farsi amare!

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Che c’è di nuovo…

Credo sia d’uopo innanzitutto ringraziare chi visita questo piccolo luogo incantato, la mia Casa. Siete sempre più numerosi. GRAZIE MILLE.

Oggi volevo aggiornare un po’ di cose. Per prima quella che secondo me è più importante e cioè il progetto del Manifesto di Aldo Moscatelli contro il contributo editoriale cui troverete il link nelle mie pagine in alto. A mio onesto parere Aldo è l’unico che si è esposto come editore contro coloro della sua stessa categoria che purtroppo speculano sulla buona fede degli scrittori che vorrebbero vedere la propria opera pubblicata. Per quanto io sappia benissimo che esistano editori che si fanno pagare alcune copie e che di sicuro non sono della stessa risma di chi domanda migliaia di euro e sfrutta la debolezza e se vogliamo anche il senso di vanità di un aspirante scrittore, nel mio piccolo non posso che esporre la mia contrarietà verso ogni forma di qualsivoglia contributo editoriale. Contro tutti, nessun escluso, mai e poi mai mi abbasserò a pagare per pubblicare. E’ per questo valido motivo che sostengo come posso le idee di Aldo sul suo Manifesto. Ovviamente so bene che non è facile poter trovare sottoscrizioni di piccoli editori che non chiedano contributo, ma la capatosta di Aldo alla fine spunta sempre e anche il fatto che penso ci siano oneste e serie case editrici che la vedono allo stesso modo. Ovviamente c’è anche l’altro lato della medaglia. Mi piacerebbe che ci fosse più trasparenza e meno vigliaccheria anche in chi non sottoscrive, e cioè proporre motivi validi che esulino da quelli prettamente personali. Nel mio piccolo, se mi accorgo che una casa editrice non sottoscrive per quanto sia lecito farlo, la mancanza di trasparenza nel non spiegare il motivo mi fa propendere per un secco NO verso la tale. E’ capitato così con una  che mi ispirava un bel po’ e ho totalmente cambiato idea. Insomma, la dice lunga in chi vorrebbe fare un lavoro come l’editore e vorrebbe anche farlo bene. Mi spiego meglio: se io dico che qualcosa non mi va, spiego chiaramente i motivi e non faccio esempi illogici che non chiariscono nulla, il vacuo leggere tra le righe per chi intraprende un compito così importante come l’editore è solamente questione di immaturità.

Quindi aggiornandovi vi rimando al link ove troverete i sottoscrittori. Alcune di queste case editrici non sapevo esistessero e perciò per me è un motivo in più per poterle testare in futuro( ovviamente perchè Aldo dà a loro l’opportunità di presentarsi nel suo sito, quindi per noi scrittori credo sia un motivo in più per fidarsi, no?). Ecco il link di cui vi parlavo prima nel blog de I Sognatori:

http://www.casadeisognatori.splinder.com/post/20287554/ALTRO+GIRO+ALTRA+CORSA

Aggiungo anche che nel blog delle ragazze del Writer’s Dream, la famosa lista delle case editrici è altresì un punto di riferimento valido da tenere in considerazione. Alcune di queste sono anche state testate in male e in bene e perciò potrete farvi una idea.

Non voglio però demonizzare chi ha pubblicato con contributo. Un giorno mi capitò di leggere su un blog piuttosto importante e conosciuto il commento della creatrice del blog verso un povero scrittore che aveva pubblicato con contributo. Perchè bisogna credere che i romanzi pubblicati con contributo siano tutti delle schifezze? Mamma mia c’è davvero poca elasticità mentale. A me queste cose fanno rabbrividire. Lasciando da parte i motivi per cui un autore pubblichi la propria opera, che saranno senz’altro molteplici e non sono per chiunque l’ottenere fama e gloria per forza, ritengo che questa occlusione nei confronti di chi ha già pubblicato sia quanto meno poco intelligente. Insomma, se io non pagherò mai con contributo, non è detto che sono più brava di chi lo ha fatto. Ma mi devo accertare di quel che affermo leggendone l’opera. A priori esiste solo la filosofia, non la realtà. Nessuno è mago o veggente a tal punto da sapere la verità assoluta, no? Ecco, chi dice e condanna certe cose per me non vale proprio in ciò che fa. Non vale il mestiere che fa.

Faccio un triste esempio. Io che ho pubblicato senza pagare con una casa editrice che purtroppo richiede contributo, anche se ne sono venuta a conoscenza solo poco tempo fa dal 2006, nel momento in cui inviando la mia prossima creatura a un editore che non ha larghe vedute e il tal editore nota la casa editrice del mio romanzo precedente, e sa che chiede contributo, mi vedrà sotto un’altra luce oppure mi giudicherà per quel che gli ho testè inviato? Non è colpa mia se sono stata truffata da un editore senza scrupoli, dovrò scriverlo nel curriculum? Domanda stupida, ma consona se leggo certe cose in giro nei vari blog, non vi pare? A me tutto questo mi fa imbestialire. Sono certa che a alcuni editori non interessa nulla di questo, ma permettetemi di farmi ogni tanto qualche domandina…

Rimane anche il fatto che per chi, come me, è alla ricerca di una casa editrice da due anni, la scelta non sia così facile. Già il lavoro che si compie su di un romanzo è enorme, ma anche trovare la giusta casa editrice è un compito non molto facile. C’è anche il fatto che sorprendentemente io sono molto più preparata sul dopo che non sul prima e il durante! So perfettamente come pubblicizzare il romanzo, ma certo è che prima lo devo inviare. Vi dico io come sto facendo. Ho ben quatto romanzi già belli che finiti. Tutti di generi diversi. Sono così partita da quello che ho scritto ben cinque anni or sono, di un genere a ampio respiro, un thriller a sfondo esoterico ambientato nella mia cittadina, Padova. Se volete un consiglio, cercate sempre di scrivere in location che conoscete, quale posto migliore se non casa propria? Personalmente non sopporto chi ambienta i propri romanzi in luoghi ameni, penso che si possa sfruttare al meglio la propria creatività se si ha il luogo sott’occhio costante. Così è stato per me nel romanzo che ho pubblicato e in questo thriller che ho preso in mano dopo tempo e ho completamente messo a nuovo. Non so voi, ma in cinque anni la mia scrittura è cambiata moltissimo. Mentre prima sembrava legata a determinate costrizioni grammaticali e sintattiche, ora che ho più esperienza, riesco a essere più libera e originale. Cercare il proprio modo di scrivere è fondamentale a mio parere. Chi vi legge, deve essere attratto da una caratteristica peculiare della vostra scrittura. Può essere qualsiasi cosa, sta a voi cercarla. SIATE SEMPRE ORIGINALI, non abbiate mai fretta. Io sono due anni e più che non invio nulla, ho quarant’anni ma voglio fare tutto per bene, la fretta è cattiva consigliera. Nel frattempo sono nella fase di valutazione…

Vi terrò aggiornati sui miei steps!

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Nuova poesia: Le Mani

Da quando il gentilissimo Luca dell’ L’isola della Poesia mi ha domandato di collaborare al suo portale ( nel link troverete già pubblicata la mia LA LOGICA DELL’ESISTENZA tra le altre di bravissimi poeti amici di Luca), mi sto impegnando anche nella scrittura delle poesie. In realtà è un ritorno alle origini, proprio perchè ho incominciato a scrivere versi più o meno all’età di dodici anni e a leggere quelle dei grandi poeti. La mia memoria ritorna alla bellissima X AGOSTO di Pascoli che a otto anni mi segnò profondamente, colmando il cuore di struggente tristezza. All’epoca ero un animo sensibile…

Ringrazio quindi di tutto cuore Luca proprio perchè quando ho un pochino di tempo e mi sento davvero ispirata tento anche di dare alla poesia il suo giusto spazio creativo. In effetti l’anno scorso una mia poesia LA CROCE è stata pubblicata nell’Antologia di Perrone Editore. Una gioia per me che non mi considero poetessa. Scrivere poesie non è facile, perchè bisogna tentare di far parlare la propria anima in versi, compito ostico a mio dire. Per questo chi scrive belle poesie per me è solo da ammirare.

Ieri, complice uno stato d’animo consono, ho creato alcuni versi. Ho pensato a quanto sia importante l’Amore, e nel mio caso quello che provo per chi mi sta accanto. L’ho considerato come la salvezza dall’oscurità della mia vita. Sono immagini piuttosto forti, con un finale luminoso. Buona lettura!

La troverete anche nel mio sito: Qui

LE MANI

Scende la notte,

nera come pece.

Mi afferra per la gola,

non respiro.

Le mani come artigli. Mi arrendo.

Il buio

che oscura la mia mente

è una presenza minacciosa.

Il mio cuore

il suo pasto.

Le mani verso te. Mi protendo.

La tua anima

è immensa come l’oceano,

la mia invece

ruggisce di dolore.

Annaspo tra le onde,

non vedo che tenebre,

la paura m’inghiotte.

Le tue mani verso me. Apprendo.

E vedo la luce…


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Un piccolo pensiero…

Quel che è accaduto non può che smuovere e sconvolgere i nostri animi. Ti fa capire quanto sia caduca, fragile la nostra vita e anche quanto sia importante viverla nel migliore dei modi per darne un senso. Sono davvero molto triste per tutte le vittime, ma una lacrima in più la verso per tutti quei bambini e i giovani dalle vite spezzate. Un attimo e tutto è finito. Si sa, contro le forze della natura, niente e nessuno può fare qualcosa.

Per di più, in questi giorni ricorre l’anniversario di morte di due persone molto amate, per cui alla sofferenza per quel che è accaduto si aggiunge il fortissimo dolore dell’anno scorso, una ferita che non si rimargina. Allora non rimane altro che piangere con loro, aiutarli, pregare e sperare che un avvenimento così devastante e traumatizzante, dia a loro la forza di reagire, e di combattere per ricostruire ciò che è andato perduto, pur sapendo che un dramma del genere è difficile da dimenticare.

Il bilancio delle vittime è troppo alto. Sono altresì sollevata di sapere che una ragazza che conoscevo seppur superficialmente due anni fa su un forum e della quale avevo perso le tracce, sia rimasta illesa con la sua famiglia. Ricordavo solo il nickname,beosella, e dopo una ricerca frenetica via internet sono approdata sul suo blog personale e lì ho letto che pur sfollata nessuno della sua famiglia è rimasto vittima.
PREGO PER TUTTI VOI, CHE UN GIORNO POSSIATE RITORNARE A SORRIDERE…

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