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Video della Settimana: LE ALI DELLA POESIA di Jair

Oggi inauguro, parola grossa ma la uso lo stesso, una nuova CATEGORIA.

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Ogni settimana inserirò e lascerò in visibilità per tutti i sei giorni, una frase, un video, un pensiero o un brano tratto da un romanzo ( di autori famosi, ma anche mio edito o inedito) oppure una foto che mi ispira e segue il mio umore del momento. Potrà essere qualcosa di estremamente romantico o qualcosa di ironico oppure triste oppure sarcastico. Oggi ho scelto un video davvero bello di Luca, il creatore dell’Isola della Poesia, che ho visto solo pochi giorni fa. Il suo portale è talmente grande che ogni giorno scopro qualcosa di nuovo! Anzi, andate a visitarlo perchè merita davvero! Vi lascio alle immagini e alle parole evocative del suo video, dove la magia della scrittura e della poesia parlano da sole:

Le ali della poesia su you tube

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Premessa e poi…I DIARI DELLA FAMIGLIA DRACULA!

Premessa: Sì, ebbene sì, sono ritornata, dopo un bel po’ di giorni di stanchezza generale, di non pochi problemi che mi hanno totalmente assorbito ogni energia. Avrei voluto che la marea di tenebra che aveva offuscato, ottenebrato, inglobato nella sua oscurità l’anno precedente non avesse presentato altri conti da pagare, ma sembra non sia così. Purtroppo la vita non può sempre essere rose e fiori, ci sono anche le spine e, quando ci si punge, fanno molto male. Le preoccupazioni del quotidiano a volte non mi permettono di fare, progettare e pensare quel che davvero vorrei, ma, che dire? Sempre avanti, a testa alta e senza mai arrendersi, nè buttarsi giù. Non ne varrebbe la pena, dato che devo essere forte come sempre.

A ogni modo, bando alle ciance, colgo nuovamente l’occasione per ringraziare coloro che passano anche se di sfuggita in questo mio piccolo mondo color lilla. Non è nelle mie corde farmi bella per cose del genere, nelle quali ripongo pochissima considerazione, però so di dare moltissimo in questo spazio e in maniera originale, genuina, sincera. C’è chi considera i blog con pochi o anche senza commenti, come blog di poco conto. Io mi faccio un bel po’ di risate nei confronti di certa gente e me ne frego altamente. La realtà alla quale partecipo e cioè quella di scrivere in un blog e avere un sito, per quanto io sia onestamente fuori da tutto e tutti, per scelta, non è delle migliori. C’è anche chi non scrive in un blog poco commentato come il mio perchè lo riterrebbe un commento a vuoto. Beh, sappiate che per educazione io rispondo sempre a tutti i commenti. Purtroppo in internet ci si mangia e ci si riempie la bocca di moltissime fregnacce. Io sono un navigatore solitario che pensa solo e solamente a ciò che piace di più e cioè SCRIVERE E LEGGERE. Il resto, invidie, stupidità e ipocrisie varie, non fanno per me. Continuerò a linkare siti che meritano, a parlare di libri che meritano, a parlare di scrittura e varie, con entusiasmo e passione. Detto ciò arrivo al punto.

I DIARI DELLA FAMIGLIA DRACULA DI JEANNE KALOGRIDIS

Ora che ho una signora libreria a casa mia, mi sono accorta di avere tanti romanzi da dover leggere. Purtroppo, ultimamente sono stata delusa da alcune letture, che mi hanno costretto a mollare il romanzo a metà. Odio doverlo fare, ma sinceramente se leggo qualcosa che non mi piace proprio, non posso continuarne la lettura, andrei contro me stessa e la mia natura. Ultimamente infatti stavo leggendo il romanzo di una esordiente e dopo poche pagine mi sono dovuta fermare. Mi è dispiaciuto moltissimo, perchè stimo la persona, ma trovavo la lettura talmente noiosa e poco credibile che mi sono dovuta fermare. Non è nelle mie corde far stare male qualcuno che stimo e che so si è dato tanto da fare, proprio perchè so che cosa vuol dire e così, ho declinato la cosa e ho evitato di darle un dispiacere. Non dirò mai chi sia questa persona. Lo faccio per rispetto, anche perchè il mio è solo un parere in mezzo a tanti positivi, dunque non sono nessuno…così lo faccio per tutti i romanzi, se un romanzo non mi piace non mi premuro di fustigare a sangue nè chi l’ha scritto, nè il libro stesso!

E vengo ai DIARI della KALOGRIDIS. Innanzitutto non mi piacciono i vampiri. Le mie letture sui succhiasangue si sono ridotte alle estreme e fantasiose della Hamilton e a quelle molto più leggere e paradisiache della MEYER. Non mi dilungo sulla povera e bistrattata Meyer, perchè è un po’ il destino di tutti gli scrittori che hanno avuto un grandissimo successo ( per invidia? oh secondo me tanta). Come ad esempio DAN BROWN e il suo benedetto codice. Insomma, ne ho sentite di cotte e di crude su entrambi, e ho sempre sorriso a riguardo. In effetti, sentir dire che un romanzo fa schifo dopo che hai letto tutti e quattro libri mi sa molto di ridicolo. Io non mi sprecherei neanche in dieci righe, altro che buttare via i soldi per quattro tomi! E vabbè, non siamo tutti uguali e questo è un paese libero e democratico e ognuno la pensa come vuole.

Ho comprato i libri della Kalogridis di una edizione del Messaggero, non so quanto antica fosse, ma a giudicare da come era ridotta, forse era di qualche annetto fa. Però la spesa era ottima, ben 4,90 euri, e date le mie poche finanze mi ci sono buttata a capofitto. Quindi in un solo super librone erano contenuti tutti e tre i romanzi della saga. IL PATTO CON IL VAMPIRO, I FIGLI DEL VAMPIRO e IL SIGNORE DEI VAMPIRI. E finalmente ho capito chi cavolo fosse il dottor Van Helsing che io lo attribuivo a quel bellissimo fusto di HUGH JACKMAN nell’omonimo film, sul quale ci ho sbavato un bel po’. Ovviamente quel film non è la vera leggenda di Van Helsing e della sua lotta contro il figlio del demonio. Invece, la Kalogridis si basa non solo sul Dracula di Stoker, e qui ho un vivido ricordo dell’altro bel fascinoso di Gary Oldman nelle vesti dell’assetato Dracula, ma anche in leggende e basi prettamente storiche sul famoso Vlad Tsepesh l’impalatore e poi definito Dracul nella leggenda che lo considerava il figlio del diavolo.Ciò significa che il famoso VLAD non era Dracul.

Ho letto questi romanzi con una sorta di disgusto misto a un profondo fascino. Odio i vampiri, è chiaro. Non mi piacciono queste creature che non hanno nulla di interessante perchè la loro natura è irrimediabilmente diabolica. Saranno belli perchè incarnarno un Dio, ma è oscuro e quindi alla fine quel Dio diventa il male. E’ lo stesso male. La scrittrice però non solo ha risaltato nella storia della famiglia il fatto del vampiro come incarnazione del male, ma ha oscillato di continuo tra bene e male, rendendo la storia non un mero scritto horror e gotico, ma dandone un costrutto e una importanza quasi metafisica. Non ho mai letto nulla di così ben azzeccato e ben descritto nella lotta ETERNA TRA BENE E MALE. Ci sono delle scene talmente terrificanti che mi hanno davvero orripilato, ma ci stavano perfettamente bene. Erano logicamente inserite e non avulse dalla storia. Il fascino di questi romanzi sta nella tensione continua tra il male che sembra imperversare senza dare alcuna tregua e un Bene che pian piano cerca di farsi strada proprio tra le spire del MALE stesso.

Sono stata positivamente colpita, anche dalla forma epistolare dei romanzi, che non appensatisce affatto la lettura. Anzi, ne tratteggia il carattere dei vari personaggi, cosicchè si conoscono meglio. Sono romanzi pieni di dolore, ma anche di compassione, di forza e di coraggio, delle debolezze che esistono nel cuore dell’uomo. Come ad esempio la paura della morte che permette di dover fare patti con potenze sovrannaturali per poi esserne schiacciati. E il Bene che sembra perdere e invece…non vado oltre. Questa non  è letteratura horror fine a se stessa, ma con un messaggio al suo interno. E per chi penserà che sia pazza, forse non ha capito molte cose della vita.

E’ una lettura che appassiona, che coinvolge, che fa anche inorridire, ma lo giuro anche commuovere…Non mi dilungo oltre, ma se volete leggerli fate davvero un buon acquisto.

PS: piccola curiosità. Conosco una signora Romena che mi ha erudito parecchio sulla sua terra natìa, seppur quasi mai sulla Transilvania, che credo non le piaccia poi così tanto, e mi ha regalato un souvenir proveniente proprio dal castello di Dracula. Un porta gioie in legno, eccolo qui, non è strano e inquietante?

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L’indignata letteraria si risveglia!

E arrivò la nuova minaccia di intraprendere vie legali nel qual caso le ragazze del WD non porranno una casa editrice dall’Inferno, nel loro Paradiso. Lo spauracchio della brutta figura fa breccia di nuovo, a quanto pare. Più di brutte figure, io direi della presa in giro verso esordienti un tantino troppo ingenui che ricevono richieste di contributo a quattro zeri. L’ultima che ho letto è stata di ben 10000 euro! Uè, MA BISOGNA ACCENDERE UN MUTUO PER FARSI PUBBLICARE? Uè, MA NON VI VERGOGNATE carissime case editrici di chiedere così tanti soldi per gonfiarvi le tasche e poi chiudere gli occhi e fregarvene di tutto ciò che questo comporta? Ok, non sarà illegale, e ok ancora, se esistete vuol dire che CI SONO ESORDIENTI dalla testa dura CHE VI PAGANO, ma porca miseria, allora a questo punto saranno gli esordienti IN MASSA a doversi svegliare ed evitare che voi speculiate come imprenditori senza scrupoli su speranze e passioni!

A mio onesto parere, posso solo dire che, chi NON IGNORA Santo non è, indi per cui ben venga la LISTA EAP! Per piacere NON FATEVI ABBINDOLARE, NON PAGATE MAI NESSUNO, non serve a nulla avere in mano un romanzo, che poi vi terreste in casa senza saper come muovervi. Se per davvero AMATE LA SCRITTURA E NON LA FAMA, allora camminate lentamente, passo passo, cercate di migliorarvi, di evolvervi, di farvi aiutare da chi ne sa più di voi e vedrete che troverete case editrici che non vi chiederanno alcun contributo ( case serie e oneste ce ne sono, RIPETO: CE NE SONO)…non scoraggiatevi mai, non abbiate timore di confrontarvi con altri scrittori e soprattutto tenete bene gli occhi aperti e non fatevi prendere in giro. Guardate che non è mica detto che quel che scrivete sia perfetto, nel novantanove per cento dei casi non lo è mai. Se troverete un editore che prima vi dice che il romanzo è perfetto e poi vi domanda un bel po’ di soldi, allora statene certi: quel che avete scritto è assolutamente IMPERFETTO! Se siete alle prime armi un forum come il Writer’s Dream, può farvi solo che bene!

E leggete bene il LINK:

http://scrittoriesordienti.wordpress.com/2009/05/07/diffide-editoria-a-pagamento-e-le-nostre-liste/

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Consigli, riflessioni, commenti, di tutto un po’ sulla scrittura.

Già da un po’ di tempo avevo in mente di dare una OPINIONE su alcune tematiche riguardanti la scrittura. La qual cosa mi viene spontanea navigando a destra e a manca e leggendo di tutto di più. Alcune volte i miei occhi sono feriti da tante fesserie che leggono, altre invece leggono con attenta osservazione e cercano di assorbire le novità o i consigli. E’ così che bisogna fare, no? Se uno vuol scrivere non lo farà mai a scatola chiusa, ma si dovrà informare su TUTTO.

Secondo me, la cosa più importante è riuscire a scrivere bene e correttamente la propria opera senza aver alcuna fretta e senza pensare al dopo e cioè alla PUBBLICAZIONE presunta. Ovviamente non si dovrà badare solamente all’aspetto sintattico-grammaticale ma anche semantico-contenutistico. Per di più, bisogna stare molto attenti al genere nel quale la propria opera è scritta, oppure al non-genere. Vi sono regole specifiche per chi tratta i generi letterari conosciuti, come è ovvio, ma io propendo sempre nell’andare oltre una volta che si ha chiaro però che tali regole le si debbano assolutamente conoscere.Prendiamo un thriller ad esempio. Se io volessi scardinare il tal genere, dovrò prima sapere di che tratta il genere stesso, che è leggermente differente dal giallo. Oppure un fantasy puro da un fantasy ambientato nella realtà al quale si voglia dare una impronta fantascientifica etc… Quel che voglio dire è: una volta si conoscono i generi specifici e poi si scrive a seconda di quello che ispira di più, e se si vuole superare tal genere, lo si fa con cognizione di causa, mai a casaccio.

Non vorrei soffermarmi sui generi letterari, ci sono blog dove vengono trattati in maniera esaustiva e sicuramente meglio di quel che potrei scrivere io. Nel mio caso ad esempio, non vengo mai influenzata dal genere quando scrivo. Prima ho la storia in testa e cerco di svilupparla nel miglior modo possibile. Al genere ci penso dopo. Nella maggior parte dei casi, quando mi si chiede di che genere sia il mio romanzo, rispondo sempre: E’ UNA STORIA STRANA. Non so mai catalogarli, non mi piace nemmeno farlo. A una appassionata di esoterismo come lo sono io, è possibile al cinquanta per cento che vi sia al suo interno qualcosa riguardante l’esoterismo. Mi raccomando, non scrivete mai di temi simili, così come l’esoterismo oppure qualcosa di scientifico o matematico etc.. se non li conoscete a fondo. Nei romanzi bisogna sempre essere molto ma molto attenti, la fantasia va bene, ma poi bisogna anche studiare il contesto che tratta la storia stessa.

Ad esempio: se scrivessi un romanzo che ruota intorno una opera di Leonardo Da Vinci, dovrei essere certissima di come è stata creata, degli elementi che la compongono, del periodo in cui è stata dipinta, da chi è stata commissionata,  dettagli non solo elementari, ma storici, etici, deontologici, TUTTO DI TUTTO, non date mai nulla per scontato. Insomma, siate ERUDITI. Non scrivete a priori, nè fate finta di sapere quando non sapete na mazza perchè leggendovi si capirà e allora vi stroncheranno. Io in teoria faccio sempre così, ovviamente però qualcuno potrebbe dirmi nel mio romanzo che non ne so abbastanza e allora approfondirei. Anche questo è importante: domandare aiuto e consiglio a chi ne sa più di voi.

Alla fin fine, quanto LAVORO ci sta dietro una propria opera? Secondo me ce ne sta moltissimo. Ovviamente dipende dall’opera che si scrive.

Se state scrivendo un chick lit sarà sicuramente meno faticoso per voi. Non storcete il naso sui chick lit, secondo me ci sono letture che meritano ed è un genere che piace a molti. Non escludo che ne potrei scrivere uno pure io!

Dopo questa lunga dissertazione senza capo nè coda, vorrei passare a un argomento che mi sta particolarmente a cuore e che in questi ultimi tempi mi vede altresì impegnata a comprenderne le sfumature. Parlo del MODO IN CUI SI PRESENTA IL ROMANZO, la PUNTEGGIATURA, e anche ALCUNE REGOLE GRAMMATICALI.

Sembra di poco conto, ma la forma del romanzo e il modo in cui lo si presenta a una casa editrice è di fondamentale importanza al fine di essere almeno presi per persone coscienziose e serie e per nulla frettolose. Ci si rende subito conto di questo, basti pensare alla stessa punteggiatura: due puntini di sospensione al posto del numero perfetto, tre. Tre punti interrogativi o esclamativi al posto di UNO e unico. Il modo in cui si apre il discorso, caporali o lineetta, ma mai virgolette alte. I pensieri si scrivono in corsivo oppure si mette la virgoletta alta? Potrei andare avanti all’infinito. Alla fine ragazzi miei, bisogna che ve li studiate. E’ quel che ho fatto io in questi ultimi anni, e ancora mi accorgo che a volte sbaglio. Ci vuole disciplina e pratica. Io ci metto disciplina e mi arrabbio se sbaglio, perchè altrimenti non ne esco più fuori.

Vi metto di seguito, come scrivo io i romanzi.

Il carattere è 12, il corpo è il TIMES NEW ROMAN. Tanti preferiscono anche il Garamond, che trovo molto carino, ma dato che mi sono accorta che per la maggior parte il Times è più utilizzato, allora alla fine ho optato per questo. Per i discorsi ho optato la lineetta più lunga, poi spazio, poi si scrive e per chiudere se dopo non c’è altro allora non serve un’altra lineetta, altrimenti fate spazio e scrivete. Un esempio:

Aiutami la esortai.

Oppure:

Aiutami.

La questione si fa più seria quando di mezzo ci sono le famosissime d-eufoniche. Informandomi sull’argomento ho fatto moltissima confusione, proprio perchè alcuni le mettono senza pensarci due volte, altri le evitano come la peste, altri fanno metà e metà, altri le mettono in maniera spropositata senza nemmeno pensare che forse esiste qualche regoletta, se non per un editore che ci legge, ma per nostra cultura e informazione.

Così dato che sono della scuola di evitare la d-eufonica il più possibile, mi sono informata in giro e dopo aver appurato che si tratta di una forma etimologica derivante dal latino et, ad e aut e che poi il suono sordo T si sia trasformato in sonoro D, e per fortuna che ho studiato fonetica, alla fine:

Non esistono ad oggi regole ferree sul suo utilizzo; i manuali moderni di italianistica ne consigliano l’uso solitamente negli incontri tra vocali del medesimo timbro e nelle forme consolidate, come nella locuzione “ad esempio“, lasciando tutti gli altri casi alla discrezione dell’autore o del parlante, ma sconsigliandone comunque un uso pedissequo e massiccio.

L’uso spropositato di ad, ed diventerebbe pesante per la musicalità del testo. Quindi fate come me, LEGGETE BENE IL TESTO  A VOCE ALTA prima mettendocele tutte e poi togliendo le superflue e ditemi che ne viene fuori.

Dal mio canto, oltre a quell’ad esempio, di regola, consiglierei di aggiungerle solamente se le vocali sono le stesse, AD AMICI, ED ESSERI VIVENTI etc…

Se però non le usate proprio, sappiate che non sbagliate e che sarà discrezione del vostro editore, qualora lo troverete, che si prenderà la briga di notare certe cose.

Ci sarebbero tante altre cose da segnalare, ma non riuscirei a scirvervele tutte, così vi rimando al portale dell’ISOLA DELLA POESIA, dove si parla correttamente e esaustivamente di questo.

In ultima analisi, devo proprio ammettere che SCRIVERE è una passione che mi riempie di gioia infinita, ma come ogni passione non deve però essere avulsa da determinate REGOLE da rispettare. Per contro, sono altresì certa che come in ogni cosa, la SCRITTURA dia modo di poter migliorare e evolversi.

Non lo ripeterò mai abbastanza: chi rimane fermo, statico nel proprio modo di scrivere, non riuscirà mai a evolversi e migliorare, solamente perchè pensa che la propria scrittura sia già perfetta. Purtroppo me ne sono resa conto ultimamente leggendo un romanzo. La scrittura di questa persona è esattamente la stessa di anni or sono e quindi piena di lacune. Cari scrittori, un consiglio: cercate di farvi leggere da CHI NON VI CONOSCE, vi renderete conto del divario di apprezzamento nelle vostre opere.

Nel mio caso sto proprio facendo questo. Mi sto facendo valutare da persone che non mi hanno mai conosciuta, nè letto alcunchè di me, persone professioniste nel campo che possano essere obiettive il più possibile( ho già superato la fase di valutazione tra scrittori esordienti, è giusto aiutarsi, ognuno fa quel che deve e crede). Mi fa molto piacere che quel che scrivo piaccia, ma vorrei che qualcuno mi dicesse dove migliorare e se c’è da migliorare.

Non vi nascondo che temo il peggio, ma non invierò mai e poi mai altro se prima qualcuno non mi dirà COM’è veramente. Forse cerco la perfezione che non esiste, ma quando si tratta di me sono CRITICA AL MASSIMO DELLA POTENZA!

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