LUNGA PREMESSA: Ho già espresso a suo tempo quanto mi piace questa casa editrice? Be’, lo ripeterò all’infinito. L’esperienza segna e insegna. Dato che la mia personale esperienza nel campo editoriale, vedi pubblicazione del mio libro con conseguente disfatta di caporetto mi ha segnato, io ho imparato in tanti anni in cui scrivo ( premesso che come scrittrice potrei valere un bel tubo!) che cosa vuol dire soffrire per l’indifferenza di un editore. Perciò sono anni che cerco come una pazza una casa editrice seria, onesta, GIUSTA, che pubblichi libri validi. Chissenefrega se i miei scritti non piaceranno, ma almeno l’ho trovata! Un punto di partenza e magari per me uno di arrivo, così dormirò sogni tranquilli quando appenderò finalmente e per la felicità altrui la tastiera al chiodo. Ho trovato qualcuno che mi ha ascoltato e è stato così gentile da rispondere alle mie a volte sciocche domande, ricambiandomi con una cortesia che non sono abituata a ricevere.
Tutto questo è Aldo Moscatelli e la sua casa editrice I SOGNATORI. Scrittori miei, partite dal presupposto che, per quanto siate bravi, ci vuole un posteriore enorme prima di poter essere pubblicati da una grande. Ci sono( be’ ci sono è parola grossa, c’è fino a questo momento per me!) piccole case editrici che sono a mio dire molto ma molto meglio… Questa è una mia personale opinione( confutabile certo, ma pur sempre la mia opinione), testata sul campo! Ma veniamo al romanzo!
LUNGA INTRODUZIONE: vorrei descrivere non solo le molteplici sensazioni che questo libro mi ha suscitato, ma anche quel che l’autore stesso mi ha dato parlandone con me. Premetto che lui lo fa con chiunque, è una persona talmente gentile che ne sono rimasta sbalordita. Un punto in più per chi si dà agli altri confrontandosi con umiltà. Quello che ho scoperto su questo libro ha dato prova di quel che pensavo sia del romanzo che dell’autore.
Non mi soffermerò perciò sulla copertina ‘anomala’, o sul commovente disegno all’interno, o sul titolo, o ancora sulla trama del romanzo, perché ci sono molte recensioni, oltre a quella dell’autore nel suo sito, fatte molto bene che ne parlano. Il mio approccio sarà diverso. Per primo, ringrazio pubblicamente ALDO MOSCATELLI per la sua grande disponibilità, e nel suo sapermi leggere e rispondere. Avendomi concesso l’opportunità di parlare del suo romanzo, ho preso la palla al balzo. Insomma quando mai mi ricapiterà?
Qui di seguito i link del libro nel sito della casa editrice( con la copertina del romanzo, mi dispiace ma in questo blog me la dà troppo grande!) e alcune particolareggiate recensioni, molto interessanti e scritte bene.
http://www.casadeisognatori.com/2frammenti7.htm
http://sonnenbarke.splinder.com/post/17667988/Hitler+e+dintorni
http://rossiorizzonti.splinder.com/post/17704022/Hitler+era+innocente
IL LIBRO: mi è piaciuto moltissimo. Partirò dagli albori, ma è solo per risaltarne l’importanza del suo contenuto. Quindi mettetevi comodi. Io amo Israele, ho visitato Gerusalemme e la città Santa e mi sono sentita come a casa. Strano a dirlo, quella è una terra tanto straziata, ma meravigliosa. Lì si respira una profonda spiritualità, si vive la sacralità del luogo. Le sensazioni che ho provato lì, sono difficili da spiegare. La mia passione per tutto ciò che è ebraico, mi ha portato a studiarne la lingua come autodidatta, a conoscere, seppur in termini superficiali, la religione, la cabala, l’importanza mistica dell’alfabeto ebraico, di tutto un po’. Ho ancora negli occhi la mia titubanza nell’osservare le sei stelle di David apposte sopra il muro di cinta, accanto a quello famoso del pianto, all’esterno della città santa. Chi è andato lì, magari se le ricorderà, oppure non ci avrà neppure fatto caso. Ma io sì, la curiosità in quel caso era direttamente proporzionale all’ignoranza. Un ebreo mi avrebbe fissato con tanto d’occhi: Non sai che significano quelle sei stelle? No, non lo sapevo. Per loro il dolore è sempre lì, visibile. E’ dinanzi agli occhi l’orrore che mai dimenticheranno. Sei stelle, sei milioni di ebrei, di uomini, uccisi, a opera di un pazzo. Rifacendomi al titolo del romanzo posso confermare la teoria che sì, Hitler è stata la conseguenza di tutto, di chi lo ha ascoltato, di chi gli ha dato l’opportunità di sterminare milioni di ebrei, di un regime che accettava le idee di un individuo del genere senza batter ciglio. Una vergogna. Una immensa vergogna per tutto il genere umano.
Perché? Perché tutto questo abominio? È questo che ho scritto a Aldo dapprincipio. Una premessa fondamentale. Se nessuno mi può rispondere, almeno non posso, non devo dimenticare. Nessuno può, nessuno dovrebbe…
Il principale presupposto del romanzo HITLER ERA INNOCENTE è proprio questo. La memoria deve restare viva nei nostri cuori, essa è fondamentale altrimenti ci ritroveremo punto e a capo.
A pag 112, c’è un passo molto importante: narra Felicien, il protagonista del romanzo, mentre riflette sulla morte: “Per comprendere le basi del mio dolore, in seguito alla morte di Tamara, dovete immaginare allora che proprio questo individuo, a voi così caro,venga strappato alla vita da un momento all’altro, con violenza, senza parole né lacrime, o la possibilità di abituarsi lentamente alla sua scomparsa. Rifletteteci. Visualizzate il suo volto, e osservatelo, mentre esala l’ultimo respiro, mentre il fato vi nega un saluto, un abbraccio, la possibilità di piangere la sua morte. Niente di niente. Uno strappo brutale, diretto, dalla vita alla negazione della vita.
Se respingete questo pensiero, non potrete mai cogliere la sofferenza che la maggior parte dei deportati ha conosciuto durante l’Olocausto. Vi chiedo di sentirlo, questo pensiero, e non dimenticarlo. Se per un istante, uno soltanto, proverete un’angoscia irrazionale,vorrà dire che queste mie parole non sono state semplicemente lette, ma sentite.” Un passaggio intenso, che mi ha colpito. Per chi non ha mai vissuto la perdita di una persona cara, rimane tale, sono frasi profonde e sofferte, che si possono accettare ma non capire fino in fondo. Ma io l’ho provata quella sofferenza, così intensa, che ti strazia il cuore, perciò ho immaginato tutto questo dolore, moltiplicato per cento mille volte dentro quei campi di sterminio. Secondo voi, come si può sopravvivere a tutto questo senza essere segnati per sempre? È giusto quindi dimenticare?
Ha ragione Felicien quindi, questo romanzo non bisogna solo leggerlo, ma SENTIRLO in profondità.
Altra cosa importante: quello di cui non ero a conoscenza, riguarda la presenza di persone nei lager che non fossero appartenenti alla razza ebrea, ma che per un motivo o per l’altro, erano d’intralcio al regime nazista. I personaggi del Lager Libertà.
Un libro è anche veicolo di conoscenza, tramite questo romanzo ho imparato qualcosa. Ho letto e vissuto con gli occhi della mente tutto l’orrore, il vero orrore, come lo chiama Felicien, e l’ho provato sulla mia pelle.
La scrittura è fluida, scorrevole, perfetta, senza sbavature. Si racconta di orrore e di morte, ma senza scadere nelle banalità, nè nella volgarità, seppur descriva minuziosamente la realtà nella sua crudeltà e efferatezza. In genere quando leggo, o sono mossa nell’animo oppure no. In questo caso non è solamente il contesto che mi ha mosso, ma il fatto che tra le righe si prova la stessa sofferenza dei personaggi, della situazione in quel Lager, si prova l’odio, il rancore, il dolore… lo si prova attraverso le parole di Felicien, lo si avverte, ci si sente coinvolti. In effetti non ho percepito alcun distacco, nel protagonista. Lui sì, narra gli avvenimenti, ma nello stesso tempo si sente sopraffatto da quegli stessi. Si soffre con lui fino alla fine.
Un romanzo difficile, l’argomento trattato è ostico e può risultare per alcuni troppo inflazionato, ma secondo me chi preferisce dare fiato alla bocca e partire prevenuto senza prima leggerlo si sbaglia di grosso. Questo romanzo è diverso. A volte, chi legge non pensa a quel che c’è dietro a un romanzo. Quanto tempo e fatica e sudore ci siano voluti per poterlo realizzare. Come scrittrice invece lo so, è proprio questo che ho domandato a Aldo. Concludo citando alcuni passi che l’autore mi ha scritto e che trovo molto interessanti al fine di comprendere appieno l’importanza che ha avuto per lui Hitler era innocente:
“E’ stato difficilissimo scrivere “Hitler era innocente”, sì…. nell’urgenza di contribuire alla salvaguardia della Memoria, a un certo punto mi sono chiesto se avrei avuto il tempo di lasciare una mia testimonianza sull’argomento. La consapevolezza del poco tempo che la vita ci offre per realizzare cose davvero importanti mi ha spinto a cominciarlo durante il periodo universitario, tra un esame e l’altro, elaborandolo pian piano, a volte in piena notte. L’ho concluso da editore, tra la lettura di un manoscritto e l’altra, tra una mail e una scheda di valutazione. Nel totale ho impiegato sei anni. Ho scritto “Hitler era innocente” perchè avevo un mucchio di cose da dire, e non sapevo (come potevo, d’altronde?) se avrei avuto il tempo di vita necessario a concluderlo.
… la durezza dell’argomento affrontato, le mille volte in cui mi sono chiesto con quale titolo potevo scandagliare la mente di un deportato, nonché la sofferenza nel rievocare (per immagini mentali) le atrocità patite concretamente da milioni di individui… tutto questo non è passato in secondo piano, no. Io non sono come Flaubert, che desiderava astrarsi e diventare un’entità separata dal testo. Gli elementi duri, durissimi del romanzo sono rimasti lì a farmi compagnia, lasciandosi contemplare. Era giusto così. Perchè l’atto dello scrivere… quello, era davvero importante! Più di ogni altra cosa. Non quello che provavo. La scrittura è urgenza, è tensione. Obbligarsi a “guardare” ti rende un tutt’uno col testo. Ed è quello che ho fatto. Poi, tenendo conto del messaggio insito nel romanzo, mi è parso doveroso mettere da parte le mie sensazioni, le facili tentazioni commerciali e finanche l’ego dello scrittore di romanzi, per concentrarmi sul dopo, su quello che lasciavo in eredità ai pochi lettori intenzionati a offrire una possibilità a “Hitler era innocente“.
A tutti BUONA LETTURA!












Ho scritto questo post nel lontano 2008, ma oggi voglio rimetterlo in evidenza perchè è la giornata della memoria. NON DOBBIAMO MAI DIMENTICARE… MAI!
Cara Emanuela,
anch’io ho comprato e letto questo bel libro (l’unica critica, se mi è consentito, è sulla copertina. Il nero vuole trasmettere un messaggio, d’accordo, ma forse c’erano delle alternative…). Concordo con te con l’importanza della memoria. Proprio qualche sera fa mia figlia di 6 anni, sentendoci parlare della giornata della memoria e del diario di Anna Frank, mi ha chiesto di cosa si trattasse. Lo sai che mi sono trovato in difficoltà? Per fortuna è venuta in mio soccorso mia moglie che ha saputo trovare le parole giuste… come Aldo, nel suo libro
Un caro saluto
Luca
Caro Luca, lessi il Diario di Anna Frank quando avevo più o meno l’età della stessa Anna e mi aveva così commossa la sua storia che ne posseggo ancora il ricordo vivido e intenso nel cuore. E’ difficile da spiegare a una bimba piccola, si vorrebbe preservarli dalle sofferenze, ma secondo me i bambini sono così comprensivi e adulti in certi frangenti che, a mio parere, accolgono certe realtà con una consapevolezza spiazzante… Un caro saluto a te e anche alla tua bella famiglia!
PS: la copertina del libro di Aldo l’ho apprezzata proprio perchè è alternativa, una scelta forte e controcorrente, come lo è il suo autore!