
Terrò questo post evidenziato perchè penso che sia molto attinente con il tema della scrittura e potrebbe essere di profonda riflessione per tutti coloro che a volte pensano quanto sia facile scrivere, senza capire che facile proprio non lo è!
“Coloro i quali affermano che la parola, il suo profilo, il suo aspetto fonico condizionano lo sbocciare della poesia hanno diritto di vivere. Costoro hanno scoperto la strada che conduce all’eterna fioritura della poesia.” Citazione suggeritami dalla giornalista di Radio Vaticana e grande amica Emanuela Campanile( che ringrazio), perfetta per questo post! La citazione è di Majakovsij, poeta e drammaturgo russo.
Pensavo a quanto possa essere difficile, per chi ama lavorare con le parole, riuscire a trasmettere ‘qualcosa’. Qualcosa ovvero una qualsiasi forma di espressione emozionale.
QUALCOSA di per sè vuol dire qualcosa. In effetti è proprio la qual-cosa perchè io so che quel qualcosa ha un valore ben preciso!
Aspettate che ne vengo a capo e non rischierete di mettermi la camicia di forza.
Se ci pensate bene, le PAROLE sono solo lettere, quindi un sistema di segni, composto di vocali e consonanti, che uniti in un certo qual modo, nel modo che noi conosciamo, quindi UNIVERSALMENTE CONSAPEVOLE E CONOSCIUTO, formano parole, frasi, pensieri, frammenti, riflessioni…
Avete mai pensato a quanto il linguaggio sia fondamentale? Al SENSO di ogni singola parola unita a un’altra( ma non che faccia senso, però)?
Il senso delle nostre parole è fondamentale per comunicare, altrimenti scriviamo o diciamo non-senso( quindi neghiamo il senso). A volte un non-senso ha senso, ma questo è un altro discorso.
Ha in effetti un SENSO quel che sto scrivendo?
Per me è una ossessione, un problema, un cruccio. Quando scrivo, che sia un racconto o un romanzo o una poesia o un pensiero, mi soffermo molto sul significato che ha la singola parola e al modo in cui si fonde con le seguenti che nell’insieme esprimeranno quel QUALCOSA al quale mi riferivo all’inizio. Quel QUALCOSA è l’immagine che ho nella testa, l’istantanea che nella mia mente non ha bisogno di molte parole per essere descritta… A meno che non faccia il fotografo, dovrò usare abilmente le parole per descrivere quel che intendo!
Io però sono ferma sostenitrice dei silenzi, nel non esprimere tutto tramite la parola, la frase, l’enunciato, il testo stesso. Vorrei che il lettore captasse la verità dietro le parole, senza ingabbiare me stessa nè il lettore tra esse, costringendolo a rinchiuderlo nel carcere dello scritto… Vorrei restituire la libertà di pensare quel che vuole, una volta compreso quel che io vorrei raccontargli. Esprimere una opinione al di là del testo stesso, significa essere riuscita a farmi comprendere. Non ha importanza se in positivo o in negativo.
A Lingue, ho avuto la fortuna di studiare Linguistica, glottologia, filologia, tutte discipline che esaminavano l’importanza della struttura linguistica e della Lingua in sè. Tutto ciò mi ha portato a capire quanto importante sia USARE LE PAROLE, e l’esistenza del loro significato semantico sottostante.
Ad esempio: La scena del balcone di Shakespeare: non è solo la classica scena romantica di un amore corriposto tra due innocenti ragazzi di Verona appartenenti a due famiglie in guerra tra loro… Andando al di là di questo, in essa vi è racchiuso un pensiero prettamente Linguistico che Shakespeare trasmette tramite Giulietta… l’innocente, anticonvenzionale Giulietta.
La quale innamorata di Romeo, si domanda se sia il caso di cambiare il suo nome, perchè tanto il suo nome non vuol dire nulla ( non è una mano, nè un braccio etc…), non cambia quel che Romeo è agli occhi di lei.
Dopotutto, dice Giulietta, che cosa è una rosa? Se ROSA non fosse il nome del fiore, avrebbe lo stesso quell’incredibile profumo che la distinguerebbe dagli altri fiori. Quindi, se quella ROSA si fosse chiamata ad esempio LAVANDINO, non sarebbe cambiato proprio niente. Sarebbe stato un LAVANDINO PROFUMATO, nulla più.
Questo è l’importante: IL NOME NON RAPPRESENTA L’ESSENZA. L’essenza è ciò che sta sotto o dietro, è sostanziale! La Lingua perciò non è NOMEMCLATURA. Saussure diceva che ( cito da Wikipedia):
- la langue, intesa come un sistema di segni che formano il codice di un idioma, va distinta dalla parole, cioè dall’atto linguistico del parlante, che è individuale e irripetibile.
Ora senza voler fare una dissertazione tra la staticità della Lingua, che consiste in un sistema definito di segni e quello che la rende diversa e individuale, cioè l’uso che ne facciamo noi, e senza per altro passare per quella che vuol farsi vedere ( beh almeno qualcosa mi ricordo e ne ho fatto buon uso, no?) il mio intento è poter dimostrare quanto sia RARO, DIFFICILE E ARDUO poter raccontare, usando coscienziosamente le parole, e trasmettere una idea, emozione, suggestione, riflessione per poi farsi comprendere dai lettori.
E quanto sia frustrante scrivere qualcosa di interessante, significativo, vero.
Questo la dice lunga sulle mie profonde crisi mistiche che ogni tanto mi porto nel cuore per alcune idee talmente di difficile comprensione che poi non posso traslare nello scritto. Se c’è una cosa che amo è il non utilizzare tutto il vocabolario possibile immaginabile per poter dire qualcosa. A me piace il silenzio dietro le parole, mi piace ciò che sta dietro e non ciò che viene detto… Per altro, pur avendo letto e leggendo centinaia di libri all’anno, la padronanza del vocabolario è in costante incremento. Non considero di fondamentale importanza l’acquisizione dell’intero vocabolario ( è necessario ma non vitale), quando invece è importante conoscere quel che si è acquisito per poi utilizzarlo al meglio. Inoltre io amo la semplicità che a mio parere rende molto più fluido uno scritto.
Non solo amo la semplicità, ma anche lo stile asciutto, deciso, elegante e emozionante. Intenso.
Non è facile riuscire a raggiungere ciò che mi sono prefissa da tempo ed è per questo che mi trovo in costante e perpetua sperimentazione.
La concisione riflette il significato semantico della parola, così da lasciar poi il lettore a immaginare il resto… Descrivere senza abusare, spiegare ma dare spazio alla immaginazione di chi ci legge, senza mai arricchire troppo. Se non si lascia nemmeno un blank nel quale il lettore possa respirare e digerire lo scritto, alla fine si leggeranno sempre troppe parole senza riuscire a collegarci con lo scritto stesso. Si perderà il NESSO, si ingurgiteranno parole con senso, ma essendo troppe diventeranno senza senso e ci si perderà l’ESSENZA!
Poche parole, ma buone, non PAROLONI, che a volte intimidiscono i lettori, ma parole che colpiscano il bersaglio, che consiste nel cuore dei lettori ( loro sono la nostre fonte di vita) senza aver bisogno di costruirci intorno un panegirico volto solo a ingrandire il nostro beneamato IO per congratularci con noi stessi di come abbiamo scritto. Noi non scriviamo per noi stessi, ciò che scriviamo è un prolungamento di noi stessi volto a un pubblico di lettori che dovrebbe o potrebbe, forse, apprezzare ciò che noi vorremmo esprimere.
E soprattutto non scrivete se non avete nulla da raccontare, come non parlate se avete solo cavolate da dire…
Il fatto che a me piaccia sperimentare nei racconti anche temi che sono di difficile comprensione( vedi il mio racconto IN VIAGGIO che ho messo su Facebook ), mi stuzzica la mente molto più che se mi mettessi a scrivere sempre le solite cose.
E’ anche giusto dire che tutto ciò che si vuol scrivere è importante se gli si dà il giusto significato!
Invece, il voler oltrepassare certi limiti potrebbe essere controproducente. Me ne sono accorta, ma non mi spavento.
Non so il vero SENSO di questo post, so solo che per me SCRIVERE è una passione molto seria che ha uno scopo ben preciso. In un mondo fatto di parole senza senso, ogni tanto soffermarci sul grande DONO che ci è stato elargito e cioè la LINGUA ( non mi soffermo su altri linguaggi, io conosco bene anche il GATTESE), fa capire quanto dovremmo stare attenti: usarne senza abusarne!
Non preoccupatevi, questo post cervellotico non sarà il primo di una lunga serie… E’ che io sono così a volte, RIFLETTO! E se mi avete capito, avete vinto un bonus omaggio!!!

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Un post bellissimo Emanuela e molto interessante. La lingua italiana poi è di una ricchezza incredibile ed è un peccato vedere quanto poco la conoscano le persone! Scegliere la parola giusta per ogni cosa dovrebbe essere il monito di ogni scrittore!
Grazie Elys, per aver apprezzato e compreso il significato di questo post! Grazissime! Baciiiii