Lo so. Da tempo non aggiorno LA CASA, è vero. Questo è un periodo di transizione per me e cerco di viverlo nel miglior modo possibile, anche se non è nel mio carattere essere tranquilla, ma all’opposto sono una persona che rimugina, riflette, pondera, soffre in silenzio etc… Ammetto anche di essere una persona che tende a tenersi in disparte, soprattutto nel campo letterario. Non faccio parte di alcun forum, conosco pochissimi scrittori ma solo per scelta personale, la maggior parte di chi mi legge e sostiene è solo lettore e su questo ne ho ricavato in salute. Il fatto che ultimamente mi sia allontanata ancor di più dalla scrittura è venuto a mio vantaggio. Ho potuto pensare a lungo alle mie scelte, in un certo senso mi sono ossigenata il cervello, schiarita la mente, rispistinato i circuiti intellettivi. Ebbene ho trascorso una vacanza che quella di Fracchia è nulla a confronto, perchè c’avevamo la nuvola nera sopra la testa che ci ha seguito per ben sei giorni ininterrottamente, ma a parte questo devo a quel viaggio moltissimo. Visitare i castelli e le chiese gotiche del Sud Tirolo, credetemi, non ha eguali. Mi sono ritemprata lo spirito dall’immensa cultura, sono tornata piena di energia ed entusiasmo, non so dove verrà indirizzato, ma da qualche parte di sicuro finirà… forse ricomincerò a scrivere con più fiducia in me stessa e chi lo sa!
Nel frattempo una piccolissima soddisfazione l’ho ottenuta con un mio racconto breve che verrà pubblicato nell’Antologia scaturita dal concorso della Freaks Edizioni ‘I brevissimi’, è poca cosa, ma per me è qualcosa. Mera soddisfazione personale, non c’è altro dietro a una pubblicazione con altri 60 racconti pubblicati, eh? In particolar modo perchè ‘La signora dei cimiteri’ è un racconto molto particolare, cui l’idea mi era venuta in mente mentre andavo al cimitero ( cosa che faccio molto spesso) a trovare i miei amati suoceri. Ammetto che i cimiteri hanno il loro fascino, li considero luoghi di pace, non di morte. Non posso inserirlo nel blog per motivi di copyright, ma se vorrete leggerlo, ve lo invierò in privato, ovviamente solo a chi conosco bene e che viene spesso a leggermi nel blog!
Inserirò qui perciò una foto che ho fatto al misterioso Castello del Tirolo, ricco di fascino e anche di storia, un luogo che considero stranamente magico, o quanto meno pieno di presenze che si sono fatte immortalare nelle mie foto eheheh E dato che con la foto ci sta benissimo, posterò un racconto breve che avevo messo tempo addietro su Facebook, e che ad alcuni è piaciuto molto. E’ stato scritto due anni or sono, ora non scrivo più racconti da parecchio tempo. E’ una rivistazione del viaggio Dantesco che l’anima compie alla morte…

IN VIAGGIO
Ogni errore è scolpito nella mia memoria che si perde nel tempo e nello spazio.
I Tormento
Camminava senza alcuna fretta. Strascicava i piedi ma non li scorgevo. Eppure udivo il debole fruscio del tessuto e l’attrito pesante sul terreno.
Si appoggiava faticosamente alla falce che tratteneva tra le mani, artigli che ghermivano.
Un predatore.
Io, la preda.
Il cappuccio nascondeva per metà il suo volto. Una luce sanguigna illuminava occhi scavati di un teschio scarnificato. Quando mi fissò, una immane forza risucchiò ogni mio pensiero.
Il mio io posseduto. Un burattino al quale venivano tirati i fili di un’illusoria esistenza.
La Morte digrignò denti anneriti dall’immortalità, la mascella scricchiolò producendo un rumore sordo. Secco.
Mi diede le spalle e procedette senza fermarsi. Avrei dovuto seguirla ma l’orrore mi sopraffece, e gridai a squarciagola. L’urlo rimbombò nelle cavità di quel luogo ameno, all’apparenza Infernale.
In effetti, non ne ero tanto sicura.
Il suono della mia voce, così reale e vivido, echeggiò disperdendosi. Una buia e lunga grotta dove l’oscurità del Nulla che divorava Tutto, penetrava come gelo nelle ossa. Era capace di far rabbrividire anche il cuore più impavido. Ma il mio non lo era.
La Morte si fermò.
Più in là, in un sogno senza tempo, intravidi una bara bianca soffocata dalla terra.
Agghiacciata dalla paura, mi paralizzai. Un sibilo acuto e doloroso scaturì dalla mia gola.
Fu in quell’istante che lo notai. Il cappio penzolava nel vuoto oscillando come una finta promessa di speranza.
Avrei trovato la liberazione dal dolore solamente infilandomelo al collo. Avrei potuto farla finita e decidere di sprecare la mia vita rifuggendo la sofferenza.
− Aiutami – la esortai, allungando la mia mano verso la sua. Gli artigli non afferrarono che il vuoto.
I suoi occhi come ombre di sangue. Nessuna risposta dal buio della Morte.
Nel suo sguardo vidi riflessa la mia anima arida, imprigionata in un disperato grido d’amore che s’infranse nel silenzio.
L’ignoto aprì un varco nel Nulla.
II Dolore
L’aria grigia e tetra era opprimente. Una fitta e densa nebbia che puzzava di uova marce. La grotta era scomparsa all’improvviso trascinando con sé la tenebra dove la Morte dimorava.
Cieca, raminga senza meta. Le mani protese in avanti nel timore di precipitare nel vuoto.
Calpestavo melma, i piedi affondavano nel fango. A ogni passo, udivo fievoli gemiti. A ogni lamento, molteplici passi che sprofondavano nel dolore al pari mio.
Mi trovavo nell’antro dell’espiazione dalla sofferenza, ma non ne ero così sicura.
I ricordi s’infransero come onde nel mare della vita.
Che avevo fatto?
La mia esistenza sprecata per ignavia e debolezza. La depressione mi aveva lusingata. Pensai di aver vinto. Mi ero fidata e l’avevo lasciata fare. Chiunque avesse tentato di destarmi da quel terribile patimento non fu abbastanza veloce da riuscire a salvarmi.
Non volevo essere salvata.
M’insegnarono che il libero arbitrio era necessario per comportarmi con coscienza. Ma la follia e l’egoismo sconvolsero il mio equilibrio e fui incapace di domandare aiuto.
A chi mi amava e a Dio.
I rimorsi come schegge di vetro che coprirono di sangue le mani. Erano ferite difficilmente guaribili.
Dovrò scontare per l’eternità le conseguenze dei miei sbagli.
Fino a che la Consapevolezza non mi richiamerà all’ordine.
III Purificazione
Dove mi trovavo nulla era misurabile, eppure mantenevo un vago ricordo della temporaneità della vita.
Ero convinta fossero trascorsi lunghi secoli. La lunga, dolorosa, attesa mi avrebbe ricompensato di quel che avevo perduto?
Immaginavo la mia amata, azzurra, Terra mutare, trasformarsi, germogliare e fiorire nella sua assoluta bellezza che da viva non ammiravo quasi mai, così presa da me stessa e la mia caducità. Non potevo esserne partecipe.
Struggenti ricordi mi resero quasi agonizzante.
Il motivo per cui la mia esistenza fu un inferno sulla terra mi annientò.
Avendo conosciuto il vero luogo in cui dimorano le anime peccatrici, non mi sarei mai permessa di violare la sacralità dell’essere umano.
I doni mi si offersero a piene mani, ma non potevo goderne nell’oscurità in cui mi trovavo.
Piansi.
Capii quanto la mia sciocca vacuità fosse stata l’artefice della mia rovina.
In quella consapevolezza mi accorsi di quanto avessi provocato sofferenza in chi mi amava.
− Mi dispiace − esordii in un lamento senza fine.
E la Vera Luce si presentò.
IV Il Ritorno
Quel che accadde in seguito non riesco a rammentarlo.
Fare il bagno nella Luce della Vita è un’esperienza inimmaginabile, salvifica, che annulla la memoria storica.
Il motivo per cui un’anima in pena come la mia abbia avuto questo privilegio, forse ha a che vedere coi secoli trascorsi a mia insaputa, che mi hanno permesso di comprendere quanto sia stata stupida a gettare via la vita. Di tutto ciò, non potevo che trarne insegnamento.
Tuttavia, ora, la mente è confusa.
È un bozzolo. Una tabula rasa, pronta a essere di nuovo riscritta.
Del lungo, periglioso, viaggio intrapreso per raggiungere piena coscienza del mio io, non rimangono che sfocati frammenti.
Invece, vorrei spiegare quanto sia meraviglioso e gratificante essere ritornata.
Ma è impossibile descrivere uno stato d’animo simile.
Si può solo immaginare.
È come essere sopravvissuti a una terribile catastrofe.
Solo vivendo il dolore, la sofferenza e la paura si riesce a comprendere il vero significato dell’esistenza.
Questa è la ferrea legge Universale.
Non c’è Tenebra che Luce non conosca.
Ho sconfitto la Morte e posso amare di nuovo la Vita.
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